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Ce ne vulime de al-quaeda! PDF Stampa E-mail
venerdì 08 luglio 2005
Diverso tempo fa, scrivemmo questa bagatella, ispirata da una simile che girava in Rete.
Ci piace oggi riprioporla, non in spregio alle vittime del recente attentato di Londra, anzi, proprio per onorare la vita a cui sono stati strappati da una mano vigliacca ed assassina.
Anni fa, qualcuno affermava: “Un risata vi seppellirà!”; noi siamo di questo avviso, così come concordiamo con il grande Oscar Wilde, che affermava che, poiché l’umanità tende a vivere come tragedie dei fatti ridicoli, è giusto affrontare con un sorriso le verie tragedie della vita.
Aver paura di loro, questo sarebbe dargliela vinta.
Non facciamolo.
MAI

carlo

ce ne vulime de al-quaeda!


Alcuni documenti del SISDE rivelati recentemente affermano che, dopo le affermazioni di Berlusconi, secondo cui la civiltà occidentale è superiore a quella islamica, Osama Ben Laden diede ordine di organizzare un attentato aereo in Italia.

Poiché Taranto ospita sia la base navale da cui erano partiti i nostri soldati che una serie di industrie rilevanti nell’ambito economico nazionale, la nostra città fu scelta come obiettivo della Jihad.

Due terroristi, provenienti da un Paese del Medio Oriente, arrivarono a Taranto con la ferma determinazione di eseguire "il castigo di Allah per gli infedeli italiani" ma non vi riuscirono ed ecco per la prima volta raccontato il perché:
Domenica 2 dicembre 2001, ore 23:47:

I due arabi arrivano all'aeroporto internazionale di Bari aerea dalla Turchia; escono dall'aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie. La società di gestione dell'aeroporto non si assume la responsabilità della perdita ed un impiegato consiglia i terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po' di fortuna...!

I terroristi decidono che essendo la loro una missione suicida da compiere al più presto possono pure fare a meno di cambiarsi d’abito, anche perché “l’omm’ è omm’ e adda puzzà”.


Lunedì 3 dicembre, ore 7,45
Dopo una lunga scarpinata dall’aeroporto di Bari Palese i due kamikaze raggiungono la stazione di Bari Centrale, non senza aver subito lungo il tragitto improperi e contumelie da parte degli automobilisti di passaggio, aver rischiato diverse volte di essere investiti dai TIR in transito ed aver vagato per ore lungo la tangenziale a causa della assoluta mancanza di indicazioni stradali.


Lunedì 3 dicembre, ore 8,05
I due salgono sul treno regionale diretto a Taranto, pur non avendo il biglietto non vengono scoperti poiché nessun addetto delle FF.SS. passa a verificare i titoli di viaggio dei biglietti.

Già all’altezza di Bellavista gli attentatori, abituati all’aria pura del deserto, accusano i primi disturbi respiratori causati dall’atmosfera fortemente inquinata, i cui malefici effetti vengono amplificati da un vento di scirocco caldo ed appiccicaticcio che si stende come una cappa sulla città dei due mari.


Lunedì 3 dicembre, ore 9,20
Arrivati alla stazione di Taranto i due prendono un taxi per raggiungere l’aeroporto di Grottaglie. Il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore e vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città per una ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, decide di fare il colpo gobbo: arrivato a piazza Fontana si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi in largo Arcivescovado.


Lunedì 3 dicembre, ore 11,15
Dopo la rufola di mazzate, i terroristi decidono di avviarsi a piedi verso l’aeroporto, ma giunti sul ponte di pietra rimangono bloccati da una manifestazione di studenti che protestano contro la riforma della scuola, uniti alle tute bianche anti-global che protestano contro la vendita degli spuenzl geneticamente modificati ed ai disoccupati Belleli che si tengono in allenamento con il loro corteo settimanale pur consci che oramai nessuno se li caca più.


Lunedì 3 dicembre, ore 12:30
Non potendo proseguire oltre i due tornano indietro e arrivano a piazza Garibaldi. Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente ma i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100 euri falsi da un contrabbandiere di sigarette all’angolo di via D’Aquino.


Lunedì 3 dicembre, ore15:45
Gli arabi attraversano la città pesti, senza soldi e senza aver potuto acquistare né cibo né acqua ma si consolano dedicando il loro sacrificio a maggior gloria di Allah, arrivano all'aeroporto di Grottaglie con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sul complesso delle BESTAT.

All’aeroporto i malcapitati scoprono che tutti i voli sono sospesi a causa di uno sciopero indetto localmente dai controllori di volo che chiedono la quadruplicazione del salario, la disponibilità della Raffo nel distributore automatico di bibite ed il sabato ed il lunedì liberi per poter seguire meglio l’Arsenal Taranto in trasferta.

L'unico aereo disponibile che c'e in pista è uno della SILVERWING con destinazione Bergamo – Orio al Serio ed ha 18 ore di ritardo... oltre all’anno, due mesi e ventidue giorni già accumulati.

Mentre i terroristi attraversano la sala di aspetto incappano nella esercitazione dei militari preposti al controllo dell’aeroporto, che li calpestano a passo di carica senza avvedersi della loro presenza in un locale solitamente deserto.


Martedì 4 dicembre, ore 10,22
Laceri e contusi i due figli di Allah si avvicinano al banco della SILVERWINGS per acquistare con una carta di credito fortunosamente nascosta nelle mutande i biglietti per l'aereo con destinazione Bergamo, sempre intenzionati a dirottarlo ed a farlo schiantare sulle BESTAT. Il responsabile che gli vende dei biglietti, tace il fatto che il volo, in realtà, è stato cancellato da un bel pezzo e spaccia ai due dei biglietti falsi del concerto di Gigi D’Alessio tenuto all’ippodromo Paolo VI l’estate precedente, malamente riprodotti con una fotocopiatrice a colori col toner scarico.


Martedì 4 dicembre, ore 12,55
A questo punto, i terroristi discutono se farlo oppure no... non sanno più se distruggere Taranto è un atto terroristico o un' opera di carità, avvicinatasi l’ora di pranzo ed oramai digiuni da giorni, i due disgraziati sospendono la decisione e decidono di mangiare qualcosa allo snack bar dell'aeroporto, ordinando due tramezzini ripieni di cozze arracanate, maionese e ketchup.


Martedì 4 dicembre, ore 14,27
Una colica fulminante conferma ai due disgraziati che i panini consumati avevano superato da diversi mesi la data di scadenza; in preda a dolori atroci e possenti scariche diarroiche vengono soccorsi da un pietoso contadino che raccoglieva le olive in un campo vicino e da questi trasportati presso il nosocomio di Grottaglie a bordo del suo trattore, tra mucchi di letame e attrezzi da lavoro.


Martedì 4 dicembre, ore 21,34
Dopo un kafkiano andirivieni tra i vari reparti, ai due viene rifiutata la accettazione per mancanza di posti letto, caricati su una ambulanza viene disposto il loro ricovero presso l’ospedale SS. Annunziata.

Dopo pochi chilometri, lo stile di guida dell’autista e lo stato di manutenzione del mezzo fanno rimpiangere ai disgraziati il trattore precedente.


Martedì 4 dicembre, ore 23,24
Anche il SS. Annunziata rifiuta il ricovero ai due per mancanza di posti letto, l’ambulanza prosegue per la casa di cura “S. Calippo” dove finalmente gli arabi vengono accolti e ricoverati.

Per un singolare caso, le cartelle cliniche dei due rimangono sull’ambulanza già diretta alla volta di Grottaglie, il medico di turno, laureatosi due mesi prima presso la filiale di Carosino del “Bayerishe Institut fur Tierheilkunde” con l’innovativa formula “otto anni in uno” afferma che <>, usando per la bisogna l’idrante antincendio installato nell’ambulatorio al fine di disporre di sufficiente pressione idraulica.


Mercoledì 5 dicembre, ore 11,07
Approfittando della assenza dell’infermiera del reparto, inviata urgentemente dal primario a ritirare dalla dispensa della casa di cura del controfiletto di vitello per i cani della propria villa al mare, i terroristi fuggono dalla clinica allontanandosi lungo via Galeso.


Mercoledì 5 dicembre, ore 11,15
Al fine di propiziare la benevolenza di Allah, i due arabi intonano una giaculatoria nella loro lingua madre, il caso vuole che transitino presso il club “Rosso-blù, e ddà vita ce vuè chiù” presso cui era in corso la settimanale riunione di aggiornamento e programmazione degli Ultras dei Tamburi. Questi ultimi, udendo frasi pronunciate in un dialetto a loro sconosciuto e soprattutto vedendo i poveretti coperti da bende bianche con rosse strisce di mercuro-cromo, li scambiano per provocatori baresi e decidono di provare seduta stante alcune tecniche di pestaggio appena studiate.


Mercoledì 5 dicembre, ore 12,07
Dopo l’ennesimo mazziatone, i due vengono condotti nel retro, appoggiati su due biliardini, spogliati degli abiti e privati di tutti gli oggetti di valore. Al termine della razzia, in segno di ulteriore sfregio, abusa sessualmente di loro il capo degli Ultras, tale Cataldo Scalera, detto “U’ gruenche” per via del suo spropositato attributo virile.


Mercoledì 5 dicembre, ore 13,51
Gli ultras vanno a casa a mangiare; i due terroristi notano del retro una caterva di casse di Raffo e decidono di ubriacarsi (una volta nella vita, anche se è peccato!). Non essendo abituati all’alcol ai due basta una canadese a testa per sbronzarsi ed iniziare a vomitare pure l’ombelico.


Mercoledì 5 dicembre, ore 15,18
Dopo ore di stravolgimento gastrointestinale i due vengono raccolti da un automezzo delle pompe funebri in transito che, viste le loro pessime condizioni, li riporta alla “S. Calippo” fidando di avere, di li a poco, due nuovi clienti.


Mercoledì 5 dicembre, ore 22,45
Dopo un approfondito screening clinico condotto dall’autista di turno, ai due viene riscontrata anche la sifilide (“U’ Gruenche" non perdona).

Poiché la struttura sanitaria non è attrezzata per la cura di tale patologia, ai due viene somministrata una dose di aspirina effervescente e vengono dimessi in tutta fretta per timore di un contagio.


Giovedì 6 dicembre, ore 05,12
Dopo una notte all’addiaccio, inseguiti dai cani randagi e congelati dalla tramontana che nel frattempo aveva sostituito lo scirocco nella rosa dei venti, la coppia di attentatori raggiunge il porto peschereccio da dove ruba una paranza a remi che dirige alla volta della Libia, giurando per Allah di non tentare più nulla contro il nostro amato Paese.
 
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