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martedì 17 maggio 2022
 
 
Viaggio nel cuore di Taranto PDF Stampa E-mail
lunedì 18 luglio 2005
L'appuntamento è fissato per le 20,00 ma parto da casa con un po' di anticipo, per arrivare senza fretta e concedermi una passeggiata sulla ringhiera.
Arrivo a piazza Fontana, parcheggio la macchina e mi incammino verso il lungomare mentre il sole al tramonto arrossa l'orizzonte.
Cammino lento, respiro l'odore del mare e lo stridio dei gabbiani, il colore delle pietre antiche e e quello, quasi irreale, dei palazzi tirati a lucido. Sono sensazioni che mi mancavano da un po' e che mi sono voluto concedere, non so ancora bene perchè, come preparazione all'incontro con Marcello.
Il rumore del traffico scompare a poco a poco, entro a San Domenico per un saluto veloce e poco a poco sprofondo in un altra dimensione spaziotemporale, in una Taranto antica e forse mai morta, offesa ma mai sconfitta, umiliata ma orgogliosa.Arrivo al centro "Filonide", mi affaccio alla porticina e subito mi riconoscono, mi accolgono come un vecchio amico, mi fanno le feste come se ci conoscessimo da anni, ed è la prima volta che ci vediamo!
Dietro una scrivania, sullo schermo del computer, gira l'ultimo filmato presente sul loro sito internet, (www.filonidetaranto.com Visitatelo, ne vale davvero la pena!)  in sottofondo i Pink Floyd di "wish you were here", strette di mani e nomi scambiati senza formalità, l'elettricità inizia a scorrere, i sensi cominciano a sintonizzarsi.
Arrivano Daniela e Segurdown, inizia la visita all'ipogeo guidata da Marcello, padre-padrone amorevole e appassionato perennemente con una sigaretta tra le dita, su pareti di calcarenite vecchie di milioni di anni fanno bella mostra di se oggetti della Taranto di ieri e di oggi, non  c'è un ordine rigoroso ma niente è stonato o fuori posto, ad ogni passo una sorpresa: un elmo gigantesco  o una cassettiera "fin de siecle", quadretti fatti con i gusci di frutti di mare o antichi rampini per recuperare i secchi in fondo ai pozzi, una vecchia macchina da scrivere e la colana completa de "I mondi dell'uomo", una enciclopedia che potranno ricordare solo gli over 40.
Ci immergiamo nelle viscere della terra, tra blocchi di pietra magnogreci e frammenti di maioliche del '700, l'aria è fresca e umida, si sta bene  e l'unica preoccupazione sono gli scalini.
Marcello ci guida sino all'affaccio a mare, sulla spiaggetta appena ripulita dalla Nigro mare, un piccolo paradiso incastonato dalle barriere frangiflutti. Ci raggiungono  una coppia di turisti di Pisa, passati per caso, e altri membri del gruppo che ha in corso questa immane opera di recupero.
Risaliamo, Marcello ci mostra una stanza sotto cui scorre uno dei fiumi carsici che danno vita ai "citri" di Mar grande, su una parete, altare pagano, un tavolino di fortuna sostenuto da quattro casse di Raffo su cui troneggiano un lume a gas, una caffettiera e tutto il necessario per una pausa di riposo nel quotidiano spicconare.
Risaliamo ancora e Marcello ci introduce nel palazzo della Marchesa Beaumont Bonelli, un salto nel tempo, come lui ci annuncia, e non solo, è un salto nell'anima, nella sua, in quella di Ivana sua moglie e di Roberto suo figlio. Anche qui troviamo non un asettico museo ma un cuore pulsante e vivo, un  fumetto di Tex Willer su un tavolo intarsiato, una minicucina arricchita da un trompe l'oeil, un soffitto decorato da perderci gli occhi.
Non vi dico altro, perchè merita una visita e la sorpresa che vi riserverà.
Torniamo all'ingresso dell'ipogeo, il tempo passa  veloce e ignorato, da una borsa sportiva saltano fuori focacce e tovaglioli di carta, Marcello lotta qualche  minuto con una bottiglia di dolce Primitivo di Manduria e ne versa un po' a ciascuno di noi, si chiacchiera si ride, si scherza e si arriva quasi a mezzanotte. Il piccolo Roberto è il primo ad alzare bandiera bianca ed a riportarci alla realtà: domani si lavora, bisogna andare a nanna!
Eppure...  eppure è difficile salurarsi, spezzare il filo dorato che ci ha unito e avvolto, si cercano altri argomenti sino all'inizio della scala, e i minuti passano e le chiacchiere scorrono liquide e dense.
Pochi scalini che valgono secoli, l'afa dello scirocco, i fumi dell'ILVA all'orizzonte e il traffico incolonnato ad un passo da noi, saluto Dani e Segurdown e ritorno alla macchina lungo via Duomo, non riesco a fare un salto così brusco, ho bisogno di compensare come farebbe un bravo subacqueo, ho bisogno di un po' di tempo e di calma per placare le emozioni.
Torno a casa, al telefono racconto alla sindachessa  un po' della serata, ma solo poco, quanto basta per non roivinarle la sorpresa quando ritorneremo insieme per farle conoscere Filonide ed il gruppo dei santi pazzi che gli hanno dato vita, anima e cuore.
Grazie a Marcello, a Ivana, a Roberto, a Carlo, a Smeralda, a Persefone ed agli altri di cui colpevolmente non ricordo i nomi.
Grazie davvero.

carlo
Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 luglio 2005 )
 
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