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domenica 29 marzo 2020
 
 
Jettatori e malocchio PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Carmela "Jatta acrest'" & Cataldo "Dieci Palazzine"   
gioved 05 luglio 2007
 Al mondo esistono il Bene e il Male, i quali per manifestarsi usano i modi e le forme più disparate.
La scienza non è sufficiente a debellare il bene e il male che si nascondono nelle recondite pieghe della nostra anima. Ci sono individui che appena s'inseriscono in un gruppo emanano gioia e benessere, altri all'opposto, che procurano discordia e disgrazie.
Mentre i primi vengono ricercati per la loro piacevole compagnia, i secondi vengono sfuggiti perchè portatori di jella, jettura e malocchio.
Come considerare il malocchio? Realtà o suggestione collettiva?
Oggi è difficile credere che il termine "malocchio" sia ancora in uso per indicare qualcosa di attuale e non qualcosa di superato, eppure è così.
Per "malocchio" intendiamo "la capacità innata, che certe persone hanno, di procurare, volontariamente o involontariamente, danni di varia entità a cose o persone attraverso un sorta di energia negativa, emanata attraverso lo sguardo"......

La letteratura ci offre a tal proposito opere come:
"La patente" - di Luigi Pirandello dove il protagonista Rosario Chiarchiaro pretende che gli sia rilasciata una pubblica patente di jettatore per trarne profitto - e "Gestures" - di Desmond Morris, il quale, asserisce che noi italiani siamo il Paese in cui l'atteggiamento delle corna è vivo e vitale, ma anche che nessun popolo si sottrae alla scaramanzia.
Chi in un modo chi in un altro, tutti crediamo al malocchio, e anche se gli approcci sono diversi utilizziamo gesti scaramantici o propiziatori cercando di non farci trovare impreparati quando la "iettatura" bussa alla  porta. Ed è per difenderci da tale maleficio che utilizziamo: cornetti rossi, gobbetti, occhi, ferri di cavallo, di quadrifogli, tartarughine, elefantini e chi più ne ha più ne metta, che sono degli amuleti "sacri" per proteggersi dagli influssi malefici.
Alle origini del malocchio ci sono credenze estremamente antiche e singolari legate all'importanza,  sia sacra sia magica,  dello sguardo e dell'occhio.
Presente anche nella cultura romana, dove il malocchio era chiamato "fascinum" (malìa) - da cui il nostro termine "l'affàscin'" - dovuto talvolta allo sguardo involontario che colpisce on una lode specialmente i bambini piccoli.
Di solito per definire una persona che accusa un malessere diffuso, stanchezza, apatia, inappetenza, mal di testa, e a volte anche febbre,  usiamo dire che "ha state ffascinate"....
Oltre all' "affascino"  esistono anche altre forme di malocchio:
"la jettatura" - (dal latino jàcio, getto) - cattivo influsso determinato dalla presenza di certe persone.
"'u pìcciu" - (la molestia) che si manifesta con sottili parole d'invidia verso chi ha successo - tanto che esiste un vecchio detto che dice: "Mègghie nu cane rabbiuse de nu vicine 'nvidiuse" (E' preferibile venire azzannati dai cani rabbiosi che essere invidiati dai cattivi vicini).
Esistono vari rimedi per liberarsi dalle energie negative sprigionate dal potere dell'occhio. Per prima cosa bisognava rivolgersi alle "masciare", fattucchiere.
Differentissimi sono i rimedi utilizzati per neutralizzare il malocchio. Tra questi l'uso delle corna e di altri gesti apotropaici, per sollevarsi dai pruriti, la formulazione di particolari espressioni come "occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio", l'utilizzo di talismani scaccia iella.

Tuttavia, esistono anche dei veri e propri rituali che vengono eseguiti da coloro che, a loro dire, detengono un potere speciale che servirebbe a debellare le fatture, masciare stregoni, fattucchieri maghi, veri o presunti.
Solitamente tale potere è detenuto dalle donne, persone a primo avviso normalissime, che nel silenzio delle loro case praticano i riti più disparati.
Il cerimoniale più utilizzato è quello della "prova dell'olio". Si riempie una ciotola di acqua e si pone sul capo della persona "'fascinata". Vi si aggiunge un goccio d'olio e, dopo aver recitato tre Gloria, un Pater Noster, il Credo, recitava una formula:
jess, uecchhie maledette,
 ca mò trase Gesù Criste.
 E pe'u nome d' Gesù,
 jess' maluecchie e nò turnà cchiù.
 E pe' 'a Santa Nott' de Natale,
 se squagghie come a sckume de mare".

... e fatto il segno della croce sulla fronte del malcapitato, si mescolano i due liquidi e si aspetta, recitando:
"uecchie, maluecchie, malincunie
 ca mò trase a Madonna mejia
 E pe'u nome de Maria
 assite fore da vita mia.
 E pe' 'a Santa Nott' de Natale,
 se squagghie come a sckume de mare".

Se la goccia d'olio nell'acqua si allarga o si divide, il malocchio c'è, se rimane compatta, non c'è.
La formula recitata da queste donne è un mistero. Si tramanda da madre in figlia, da nonna a nipote e si può imparare a memoria solo durante la notte di Natale o di Pasqua.

E' interessante notare come il sacro si mescoli al profano e come elementi pagani siano sopravvissuti all'incalzare del tempo.

SIMBOLI CONTRO IL MALOCCHIO

LE CORNA: tengono distanti le influenze negative.

IL FERRO DI CAVALLO: con le punte verso l'alto porta bene perche' attira le forze del bene.

IL CORNETTO: che rappresenta il sesso maschile, è simbolo di potenza contro le persone malevoli.

IL PUGNO CHIUSO: il pugno chiuso e il pollice infilato tra l'indice e il medio simboleggiano il sesso femminile e rappresenta il piu' potente antimalocchio.

SIMBOLI PORTAJELLA

IL TREDICI:perche' ricorda il tredicesimo all'ultima cena di Gesu' (Giuda) che poi lo tradì.

IL DICIASSETTE: perche se si annagramma il numero in latino (XVII) si ottiene la parola

VIXI, ovvero...ha stise le piede!

IL PANE CAPOVOLTO: è segno di disprezzo e viene punito con la povertà.

IL SALE:che simboleggia la conservazione di ciò che è bene e la bruciatura di cio' che è male; se si versa porta jella.

L'OLIO: essendo il simbolo dell'unzione (Cristo significa unto dal Signore), se cade porta male.

PASSARE SOTTO UNA SCALA: porta male perchè si interrompe il triangolo virtuale.

ROMPERE UNO SPECCHIO: perchè gli antichi lo usavano per ossrvare le stelle riflesse e trarne auspici.

Chissà quante volte abbiamo detto: "t'è mise come nù laùre" - rivolgendoci ad una persona petulante e opprimente.
Questo detto deriva da una curiosa e radicatissima credenza popolare: la leggenda dei "LAURI", ossia  una specie di folletti definiti dalla tradizione folkloristica popolare, come strani esseri che vivevano tra le mura domestiche - che ricordano i "lari" dei romani, protettori delle case.
Potevano essere:
Lauri benigni - come quelli che aiutavano i contadini nei lavori più disparati; ad esempio badando agli animali durante la notte e, in alcuni casi, mungendoli o strigliandoli; oppure regalando monete d’oro; o tenendo gli animali selvatici lontani dai campi; oppure riempivano di caramelle le culle dei bambini.
Lauri maligni -  come quelli che si divertivano a fare i più svariati tipi di dispetti, come rompere i coperchi delle pentole nel cuore della notte, facendo un gran baccano; intrecciare le criniere dei cavalli in treccine indistricabili, turbare il sonno e i sogni delle giovani fanciulle; oppure dormire sul petto delle persone togliendo loro il respiro.

Secondo la tradizione, i Lauri altro non erano che anime di bambini morti prematuramente, o anime di uomini morti senza ricevere i sacramenti.
Il nome di Lauri, probabilmente, deriva dall’albero in cui si diceva, abitassero (l'alloro o Lauro, appunto).
Si dice che fossero dotati di svariati poteri magici che li rendevano quasi invulnerabili, specie nel cuore della notte. Il loro potere diminuiva con l’avvicinarsi dell’alba, momento in cui era possibile per un uomo affrontarli. Se, lottando con uno di loro, l’uomo fosse stato capace di togliergli il cappellino rosso a sonagli (fonte dei loro poteri) avrebbe vinto la sua lotta, e il folletto avrebbe perso i suoi poteri magici.
Inoltre, in questi casi si diceva che il folletto chiedesse la restituzione del cappello; e il dialogo con il Lauro, la contrattazione per il possesso ed infine la restituzione del cappello avrebbe consentito all’uomo di vivere in maniera diversa la propria vita futura, tra i favori delle forze soprannaturali e la gratitudine del folletto da lui affrontato.

Certo, sembra solo una favola, il classico “racconto della nonna”, una storiella inventata per far star buoni i bambini. Naturalmente, sembra impossibile che qualcuno possa credere ad una storia simile, i folletti, si sa, sono esseri che appartengono all’immaginario, sono parte del folklore di tutte le popolazioni.
Ma c’è dell’altro. È sicuramente strano il fatto che questi esseri, oltre che nelle case e nei boschi, siano stati avvistati nelle vicinanze di monumenti come Dolmen e Menhir e soprattutto nelle vicinanze delle chiese. E qui ci si può ricollegare ad un altra leggenda: quella delle cosiddette acchiatùre.

Questo termine deriva dal verbo "acchiare", (trovare); e le acchiature sono dei tesori inimmaginabili nascosti sotto i Menhir o sotto i pavimenti delle chiese. E sembra che siano proprio i Lauri ad essere i custodi e i guardiani di questi tesori. Non a caso, in cambio del cappellino sottratto loro, promettono spesso una pentola piena di monete d’oro; oppure indicano i luoghi dove giacciono nascoste le acchiature a persone che loro ritengono giuste o meritevoli di ricchezze.

 
< Vid quidd d'apprim.   Vid 'nnotre. >
 
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