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Cambio di residenza ... o residenza al cambio? PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Pepp' Nesta   
luned 12 maggio 2008
 L’attesa sulla rampa di scale trasformata in reception non è una delle più edificanti,  ma la privacy non consente di stare in prossimità della scrivania,  tuttavia si sente il vociare di una donna che tra mezzo italiano e tre quarti di tarantino cerca di spiegare qualcosa ad un extracomunitario.
Arriva una donna, forse una dirigente che esclama: <ancora la gente in piedi! ... adesso provvedo subito a risolvere ... mi scusino i signori, adesso portiamo delle sedie e questa saletta antecedente alle scrivanie la facciamo diventare sala d’aspetto!>
Finito il travaglio, il giovanotto, forse un indocinesesudcoreano, che ha subito l’interrogatorio passa dinnanzi a noi ...  <buoncionno!> esclama con un sorriso soddisfatto ...
Finalmente entra la coppia in attesa, padre con un figliolo in rientro da fuori, torna ad abitare presso la propria famiglia, ... cominciano a raccontare divertiti la propria storia sollecitati dalla signora che, stimolata dalla sua femminile curiosità, continua a chiedere informazioni che esulano dai suoi compiti d’ufficio.

Nel frattempo arrivano due dipendenti con le sedie, la dirigente dice dove sistemarle ed invita i presenti rimasti ad accomodarsi scusando l’inconveniente.
Finalmente padre e figlio finiscono il loro compito, divertiti passano salutando con un fragoroso “in bocca al lupo” ... quindi tocca al malcapitato di turno.
Passando dietro agli armadietti metallici che separano la presunta sala d’aspetto, intravede due scrivanie e due donne sedute dietro le stesse ... si avvicina alla prima e ... <buongiorno!> ... la donna, indaffarata al computer lo guarda appena e gli fa cenno di accomodarsi alla seconda scrivania ...
<Buongiorno signora, sono qui per il cambio di residenza.> ... <Da dove viene?> ... <Da xxxxxx, però sono stato all’estero ed adesso sono in rientro.>
<E nò stave bbuene a xxxxxx?>  ... <Veramente a xxxxxx ci sono stato pochissimo, visto che lavorando fuori ...> ... <Vabbeh ... ma a xxxxxx se stè bbuene, stè l’aria fresca, soprattutte mò ca stè arrive ù cavete ... tenghe nù sacche d’amicie ca javetene addà  e dicene cà stonne bbuene ... eppò accome se dice .... xxxxxx e nò tè movere!>
Dalla scrivania affianco,  la signora ammonisce la collega dicendole che  non dovrebbe fare troppe domande.
<Allora datemi i documenti ... e cominciate a scrivere questo modulo.> ... <va bene la patente?> ... <ci nò jè scadute jè bbone!>  ...
Guarda la patente e fa: <ma tu sì quiste?> ... < beh, si ... visto che ha più di trent’anni!> ... <si vede che hai più di trent’anni!> ... <Non parlavo di me, ma della patente, ... je ne tenghe cinquanta!> ... <gomungue stave megghije culle baffe!> ... <essì, mò cà tenghe tijmbe me l’hagghija crescere annotra vote!>
<E ù codece fiscale?> ... <lo so a memoria, vuole che glielo dico?> ... <no! ... lo devo vedere di persona, se nò non è valida la cosa che stiamo facendo ... aqquà  ci sbagliame quaccheccose ... facime chiù casine cà otre!> ... <certo ha ragione, ... eccolo qui.> ... <apposte, ... mò scrivete i nummeri suse al modulo che state scrivende!> ... <ah ... e voi non lo guardate?> ... <dopo che lo hai scritto, controllo ci nò è sbagliate!> ...
La signora continua a redarre il proprio modulo informativo e chiede: <dove vai ad abitare?> ... <in via xxxxxxx, xx> ... <ah ... belle punde jè quidde! ... sei sposato?> ... <si!> ... <quando ti sei sposato?> ... <zerosei, zerosei, XXXX.>  ... <scusa ripeti pèppiacere> ... < il sei Giugno del 19XX> ... <naaa ... ho capito il sei, ma mi devi dire il giorno!> ... il sei, il sei Giugno!> ... <vide cà il sei l’hagghije capite, ... è il giorno che mi devi dire!> ... <certo signora, il sei!> ... <e mizzicaaaa ... il sei l’haggnije capite che jè Giugne, ... mi devi dire il giornoooo ... che giorno era?> ... <era Sabato ed era una bellissima giornata!> ... <ma cè me stè piggije à carecature? ... il giorno, mi devi dire il giorno ... une, due ... quinnece, vinde ... vindedue ... il giorno hai capito, il giorno!> ... <signora, non è colpa mia se a Giugno c’è il giorno sei ... anche a Luglio c’è il sette e a Settembre c’è il nove!>
<Naaaa ... allora stè sciucame! ... quà mi devi dire la data che ti sei sposato con tua moglie!> ... <bene! ... quando mi sono sposato con mia moglie era il sei Giugno del 19XX ed era sabato!> ....
La signora della scrivania affianco opportunamente si alza dalla sedia e raggiunge la collega, le toglie la penna dalle mani e scrive sul modulo 06/06/19XX ... e dice alla collega: <il signore ha detto 06/06 ed è il sei Giugno!> ... <aaaaah ... mò hagghije capite! ... ca ce me stè dice Sabbate e jeve nà bella sciurnate ... cè confusione!> ....
Finisce di scrivere il modulo, dà una ricevuta al malcapitato e gli dice che dal comune devono mandare l’informativa al comando dei vigili urbani ed adesso deve aspettare la visita dei vigili per confermare che è vero che abita lì.
Il malcapitato chiede la tempistica ... e la signora: <devi considerare che noi siamo abbastanza celeri, quindi minimo un paio di mesi!> ... <celeri? ... e figuriamoci se non lo eravate!> ... <beh se non abbiamo commesso errori ... mò stè alle viggili urbane ù combete!>
Si alza dalla sedia e va a sbirciare dietro agli armadietti/separè ed esclama: <mudù ... annotravote ù cenese stè ... miiii quidde nonge dice nà parola in itagliano ... e je nonge ù capische propre!> ...
E il malcapitato: <Veramente io penso di parlare in italiano ... e manghe à mè me capite ... e mica sò cenese je!> ...
<Cè ‘ngendre, ... voi mi aveto fatto confondere con il sei ... anzi, osce me l’hagghija sciucà ste nummere ... cà ci sape ce nò me portene furtune!> ...
 
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