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giovedė 19 settembre 2019
 
 
Chiangėte piccėnne… PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Carmela "jatta acrest'"   
lunedė 27 ottobre 2008
 Chiangìte piccìnne…  era l’inizio della frase tipica dei venditori ambulanti che gironzolavano per strìttele e postierle per vendere la loro arte i loro mestieri e la loro merce. Ognuno aveva il suo grido, unico e riconoscibile. Il grido imbonitore comune a tutti era .. chiangite  piccinne...
L’inizio di una frase che continuava: … c’a mamma v’accatte
Per terminare col nome del prodotto che vendevano, spesso cose che producevano loro, nei campi.
Mi piace ricordarne qualcuno dei più curiosi, il cui nome col tempo si è italianizzato …

Chiangìte piccinne c’a mamma v’accatte le … COTT’E CAVITE
Viene da pensare a qualcosa che non esiste più, invece no, tutt’oggi ci piacciono molto specie in questo periodo….
È plausibile chiedersi: E ccè ‘ssò?... udite udite... le caldarroste
Vendute da chi fornito di tripiede, fornello, padella bucata e cesto si metteva all’angolo a riempire cartocci fatti di carta di giornale con le buonissime castagne appena appena tirate dal fuoco, pronte a riscaldare le mani gelate dai primi freddi autunnali, e a deliziare il palato.

Buone le castagne, nutrienti  e golose per piccini ma anche per grandi che nelle cantine le usavano come spingitore, ossia per far invogliare a bere vino, perché la castagna se non è innaffiata “’nnoddica” (fa affogare) … e il vino aiuta a “gnottere” …
Oltre le cott’è cavite c’erano anche le cott’allesse le castagne lesse.
Poi c’erano anche le  castagne d’u prevete: castagne lessate e poi infornate:  si dice che vennero chiamate così per via di un prete che era molto ghiotto di castagne lesse  e  siccome preferiva mangiarle caldissime,  un giorno che lui ritardava la perpetua per tenerle in caldo le mise nel forno, dove presero un sapore diverso ma altrettanto gradevole, al punto che il prete chiese di prepararle sempre in quel modo.

Chiangìte piccinne c’a mamma v’accatte le … PIGHIANCULE
Cos’era?  … Un frutto strano, ma anche straniero, ma che nelle nostre terre attecchisce bene, regalandoci i suoi deliziosi frutti, quali?
I  Cachi …o loti … o diosperi … come li chiamano alcuni
… generalmente si usa il singolare “caco” – termine errato  ma che descrive perfettamente l’effetto collaterale provocato dall’eccessivo consumo… che in versione dialettale ha generato il termine “pighiancule”.
Buoni dolcissimi se consumati a giusta maturazione, perché se sono acerbi sono aspri e "allippen’a lenghe!”
Però siccome quando sono maturi so’ modde modde e a molti non piacciono per questo… per soddisfare le richieste di coloro che li amano belli tosti sono nati i cachi vaniglia che hanno la consistenza di una mela e la dolcezza del cachi.
I cachi accontentavano le mamme, perché erano economici e nutrienti,  e i bambini perché erano golosi e “divertenti”  perchè avevano la sorpresa all’interno, proprio come gli attuali ovetti di cioccolato.
Nei semi dei cachi il germoglio assume la strana forma di una posata: forchetta, cucchiaio, coltello, tutti abbiamo giocato a  rompere sotto i dentini i semi per vedere quale posatina trovavamo dentro, perché nella fantasia popolare:
-   la forchetta  “te ponge ‘u core” ( pungeva il cuore) , simboleggiava amore
-   Il cucchiaio  “porte solde a palate"   (portava soldi),
-   il coltello “ te stonna tagghiene” (portava invidia e maldicenze).

Chiangìte piccinne c’a mamma v’accatte … ‘a sète
Ossia la melagrana, frutto dolcissimo, goloso e curioso, circondato da leggende, credenze, tradizioni, cunti e muttètti.
I suoi grani rossi sono simbolo di prosperità e buon auspicio, e per questo particolarmente consumati nel cenone di Capodanno.
Forse il nome dialettale deriva dal fatto che la loro buccia era usata per colorare di giallo i tessuti… anche la delicata seta, perché si fissa anche a freddo, senza bollitura.

Chiangìte piccinne c’a mamma v’accatte … ‘u zippere doce
Questo lo conoscete tutti…. Comunque il bastoncino di liquirizia meritava due righe.
Anche lui aveva il suo bravo venditore che andava a trovarli nei campi e poi li vendeva, sapendo che erano ricercati da grandi e piccini.

Inevitabilmente alle grida degli ambulanti seguivano quelle dei bambini che pigghiavene ‘ picce e azziccavene a chiangere veramente….
Le mamme? Bhe! Gridavano anche loro….
S’affacciavano al balcone e calavano una corda a cui era legato un cesto …e gridavano. “ ‘u panarijdde!”
A questo grido accorrevano i ragazzini che passavano le giornate giocando nei vicoli, il ragazzino che per primo prendeva ‘u panarijdde chiedeva alla proprietaria: “Cumanne signò”
Gli diceva cosa comprare e poi eseguita la commissione ‘u panarijedde – ossia u’ uagnone d’u panarijdde - s’abbuscave a mazzètte….in natura o in denaro.

E parlando di venditori ambulanti mi piace ricordare: “ciambell’è braciol’” …. Lo storico venditore di giocattoli al mercato  . Storico perché io lo ricordo da sempre, sempre lo stesso grido variabile solo con le stagioni, ma sempre lo stesso...nel periodo autunno /inverno, da settembre a maggio il grido è: “I palloncini della festa di Taranto”…
quale festa? Boh! Non si sa, non una precisa, tranne che a maggio, quando il grido cambia in onore del nostro Patrono e diventa: “I palloncini della festa di San Cataldo”….

Periodo primavera/estate,  da maggio (dopo san cataldo) a settembre il grido è: “ciambell’è braciol’” …. Quello che gli è valso la nomination…
Sentendo questo grido, chi non lo sa può pensare alla vendita di deliziosi gnucculjiedde nostrani….. qualche panino con i nostri indimenticabili involtini…… oppure a deliziosi dolcetti…..
E invece no, niente di mangereccio. E allora? Cosa sono?
…salvagente e braccioli da nuoto per i bambini…
Ma non finisce così perché quello che rimane impresso di questo personaggio è la sua tecnica di vendita.
Lui si sposta con la sua vecchia bicicletta da un mercato all’altro, non porta con se molti giocattoli,  una diecina di palloncini colorati, ciambell’ e braciol’ a cui unisce qualche secchiello e paletta, qualche girandola, ma non quelle moderne enormi, colorate e tecnologiche, usate per scacciare i piccioni cittadini, ma le girandole piccoline e semplici e artigianali di una volta…
…Lui ha sempre in mano un palloncino o una girandola …appena passa una mamma col passeggino, mentre la mamma, ignara, chiacchiera tranquillamente con l’amica a seguito, sua compagna e consigliera per gli acquisti,  lui mette il palloncino o la girandola in mano al bambino…
Appena la mamma se ne accorge, toglie il giocattolo dalle mani del bambino e, credendo sia stato il figlio ad agguantarlo,  lo restituisce al venditore scusandosi; ma cosa succede nel frattempo? Il bambino, privato del giocattolo e rimproverato suo malgrado, comincia a piangere e a scalpitare e…. la mamma si vede costretta ad acquistare il palloncino …
E così tutti sono felici e contenti…
Il piccolino ha il suo giocattolo
Il venditore ha il suo guadagno
La mamma può continuare a girare tranquillamente il mercato …

“...Ecco Parpignol! Parpignol!
Col carretto tutto fior!
Ecco Parpignol! ”
( La Bohème – G. Puccini)
 
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