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gioved 19 settembre 2019
 
 
Cera... la festa PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carmela "Jatta acrest'"   
luned 28 settembre 2009

 No, non manca un apostrofo, voglio parlarvi proprio di cera....

In questi giorni la Città vecchia si prepara a vivere una delle espressioni più intense di  devozione popolare: la festa di San Cosma e Damiano.
Ormai tutto è pronto per domani.  
Gli  ex voto e i gesti penitenziali sono l’espressione tipica  che confermano la fortissima  fede verso i Santi Medici.

Dietro le processioni è usanza per i fedeli che vi partecipano, portare i ceri devozionali, la processione più ricca di ceri era, e per devozione rimane, quella dei Santi Medici.


Dietro le processioni è usanza per i fedeli che vi partecipano, portare i ceri devozionali, la processione più ricca di ceri era, e per devozione rimane, quella dei Santi Medici.
Questo rito trae le sue origini da un’antichissima usanza della Confraternita di Maria SS di Costantinopoli ( meglio conosciuti come “le confratèlle de Sande Coseme”) – che avevano nel loro statuto “la tassa del candelo” –  che non è una vera tassa, ma rientra nel novero dei “legati” delle confraternite, una sorta di autotassazione a carico dei confratelli, il cui ricavato veniva utilizzato per vari scopi benefici di mutuo soccorso tra confratelli, diventato col tempo anche assistenza extra confraternale.
Vi erano obblighi di vario tipo:

Dalla Tassa dell’ ”entratura” – pagata dai Confratelli al momento dell’iscrizione,

 

-  alle “mesatelle” – la quota mensile che ogni confratello doveva versare per venire incontro alle necessità della Congrega – tra cui era prevista anche una “cassa malattia” per aiutare le famiglie dei Confratelli che si ammalavano, per sostenerli nei giorni in cui non potevano andare a lavoro –  quando il lavoro era a giornata e non c’era ancora alcuna tutela ne assistenziale per chi si ammalava ne previdenziale per chi era troppo vecchio per lavorare.

 - ai “maritaggi”  -  era una quota che andava nella “cassa maritaggi”, che ogni anno veniva destinata per preparare la dote alla figlia, in età da marito,  di un confratello bisognoso.
Se nessuno dei confratelli ne aveva bisogno, il maritaggio veniva dato ad una fanciulla onorata e di buona famiglia che, in stato di bisogno, l’avrebbe utilizzato per il matrimonio.
Dato che la cifra della cassa maritaggi era sempre modesta e le famiglie bisognose che ne facevano richiesta erano tantissime, la confraternita  procedeva all’assegnazione per estrazione.

Ma ritorniamo alla tassa del candelo …

I Confratelli di Maria SS di Costantinopoli quando moriva un confratello, facevano un’offerta che serviva  a  comprare i ceri per la veglia e per il funerale. Non tutti i ceri venivano utilizzati e  quelli rimanenti venivano conservati nella “stanza della cera”.
Fortunatamente i funerali non erano numerosi, perciò si decise di togliere questa tassa e per smaltire i ceri accumulati nello stanzino i confratelli decisero di venderli ai fedeli per illuminare la processione dei Santi Medici.

Finita la tassa del candelo iniziò “l’offerta del cero”.

Tra i fedeli rimase l’usanza devozionale di offrire un cero ai Santi Medici. Chi non partecipava alla processione offriva ugualmente un cero ai Santi, per questo durante la processione, c’erano quelli che erano incaricati a raccogliere i ceri di tutti i devoti che si accalcavano tra i vicoli aspettando il passaggio della processione, per portarli nella chiesetta della città vecchia.
I portatori di ceri dietro la processione erano anche tantissimi (tutti i partecipanti), la cera sciogliendosi cadeva sulle “chianche”  dei vicoli percorsi dalla processione, che già scivolose per natura, ricoperte di cera diventavano impraticabili.
Per questo motivo prima della processione, su tutto il tragitto, si provvedeva a spargere del tufo o  della sabbia.
Dietro la processione poi i ragazzini raccoglievano i pezzi dei cera fusa per poi rivenderli ai fabbricanti di ceri…..

 

 
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