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Pisciaturo PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carlo "U Sinnache"   
mercoled 31 agosto 2011

 Mentre fumavo un “Montecristo” placidamente seduto in una delle poltrone che arredano la rest room del golf club che spesso frequento, ho involontariamente ascoltato una diatriba in cui uno dei presenti apostrofava “tout court” l’altro con l’appellativo di “pisciaturo”.

Ovviamente colpito da questa palese mancanza di stile, ho aspramente biasimato il poco elegante exploit ma ho tratto spunto dalla cosa per approfondire la provenienza del termine.

Mentre è universalmente impiegata la definizione volgare delle feci per offendere una persona di cui si abbia scarsa o nulla considerazione (dall’italiano “stronzo” al tarantino “strunze cacate a forz” al francese “vous es un pris chin de merd”) è anche vero che gli escrementi hanno comunque goduto di una certa considerazione nel corso dei secoli.

La loro nota capacità fertilizzante li rendeva (e li rende) assai ricercati dagli agricoltori, tanto che sino a non molto tempo fa era chi svuotava il pozzo nero che pagava per poterne prelevare il contenuto.

Le feci hanno risolto battaglie che sembravano perse in partenza (assedio della fortezza di Bologna del 1334, in cui gli assedianti catapultarono all’interno delle mura difensive quantità industriali di escrementi sino a costringere alla resa i difensori) e sono addirittura assurte agli onori della cronaca come alternativa al pasto (Il marchese De Sade prima, un ricercatore giapponese oggi), come combustibile ecologico e finanche come opera d’arte (la famosa “merda d’artista” di Piero Manzoni, che alla fine degli anni ‘60 riempì alcune scatolette tipo Simmenthal con le sue feci, vendendole allora allo stesso prezzo dell’oro [per inciso, oggi quelle scatolette valgono mooooooolto più dell’aureo metallo, a parità di peso]).

Questi pochi esempi valgono a dimostrare quanto alla fine i nostri escrementi abbiano una valenza non completamente negativa (e tralasciamo tutte le implicazioni psicologiche da Freud in poi...).

Poiché il tarantino ha nella pigrezza una sua caratteristica genetica (oggi evidenziata anche dalla pubblicazione del codice del DNA umano) che gli rende assai sgradito sprecare più energie dell’indispensabile anche nell’uso di improperi e contumelie, ecco che il residente bimare associa all’universale uso delle feci il particolare dell’urina.

Secondo quanto riportato nel ponderoso saggio dell’erudito francese Jean Marie Ushorgebelle (Reims, 1856 - annegamento durante il tentativo di traversata del Mar Piccolo a bordo di una zattera realizzata impiegando 12.589 bottiglie di Raffo vuote, 1912), già libero docente della pesca al vosciolo ed esimio divaricatore di valve dei mitili nostrani, con l’accezione “pisciaturo” si definisce persona di scarsa affidabilità, a cui non vale concedere nessuna fiducia e solita commettere atti che la pubblica società aborre fermamente.

“Giua’, e lassate na Raffo int’ au frighe?” (Giovanni, hai lasciato una Raffo nel frigo?)

“No, me l’agghie bivut’ tutte!” (No, me le sono bevute tutte!)

“Muduuù, si proprie nu pisciature!” (Accidenti, sei proprio un pisciaturo).

Il termine ha una superlativizzazione anche dovuta alla consistenza della materia; mentre le feci sono più o meno solide ed a volte assumono forme che lasciano l’attento osservatore stupefatto ed incantato (la leggenda vuole che Archimede abbia inventato la vite ispirato dalla notevole mole di escrementi prodotta dal suo molosso, deposta dal canide a spirali concentriche che diminuivano il loro diametro mentre si elevavano al cielo formando una eburnea piramide non priva di un certo fascino geometrico), l’urina è liquida e viene quindi dispersa senza lasciare particolari tracce (a differenza del già citato “strunze cacate a forza” che obbliga il deponente ad una titanica lotta che ripropone il conflitto dell’uomo che affronta e vince la bruta materia inanimata).

Il lemma si presta quindi a definire con chiarezza e senza possibilità di fraintendimenti il proprio disappunto nei confronti del soggetto aggettivizzato, a cui si esprime la propria convinzione del suo nullo valore, dello scarso gradimento e della inesistente consistenza.

Vale la pena di ricordare la fiera disputa che intercorse tra il citato Ushiorgebelle ed il filologo americano Steve Addaret (Menphis, 1912 - Infiocinatura durante una battuta notturna di pesca subacquea nel tratto di mare antistante Punta Rondinella, 1984) docente di meccanica quantistica presso il M.I.T. (Massachussets Institute of Tarantinity) e costruttore del primo “spizziddo” in fibra di carbonio e titanio, che in un suo acuto intervento confutava l’idea che col termine “pisciaturo” si intendesse il liquido urinario, affermando che trattavasi invece del luogo ove veniva svolta l’attività di minzione (dialettizzando quindi l’italiano “sei un cesso!”).

 
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