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mercoledì 23 agosto 2017
 
 
 
A Madonna sape a ‘cci porta l’orecchine PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carlo "U Sinnache"   
giovedì 04 ottobre 2012

 Ero nella sala da musica ubicata al piano rialzato della mia affatto modesta magione in un pigro sabato pomeriggio autunnale, intento ad ascoltare “23° North and 82° West” dell'orchestra di Stan Kenton.

Il titolo del brano evidenziava latitudine e longitudine dell'Avana, capitale di Cuba, annunciando l'esplorazione dei Caraibi e dei loro ritmi esotici in un brano che, nonostante i decenni passati non aveva perso niente del suo smalto.

Un lieve scalpiccio mi annunciò l’ingresso di Archibald, il mio canuto maggiordomo, che veniva a portarmi il bicchiere di rum che gli avevo chiesto per meglio calarmi nella atmosfera caraibica del brano musicale.

Mi alzai dalla poltrona per prendere il bicchiere di liquore e vidi passare un lampo di disapprovazione negli occhi del mio anziano famiglio. La cosa fu così rapida che sarebbe sfuggita a chiunque non lo conoscesse bene come me.

Posato il bicchiere sul vassoio guardai Archie negli occhi e gli chiesi cosa c’era che non andava. Credevo fosse la musica, in verità credo che nel suo intimo considerasse disdicevole qualunque forma di espressione artistica che avesse visto la luce al di fuori dalla sua amata Inghilterra a partire dalla seconda metà del 1900 ma la sua risposta invece non fu quella che mi aspettavo.

Con il dovuto rispetto, signore, lei indossa una cravatta “regimental” ed io ritengo niente affatto opportuno portare cravatte regimental a meno di non appartenere al club o all'istituzione dichiarati da quei colori. Orbene la cravatta reca delle righe diagonali rosse e verde foglia, accoppiate tra loro su uno sfondo blu Oxford , elementi che mi fanno propendere per una quasi certa appartenenza al glorioso “Royal Pioneer Corps ”, fondato nel 1939 ed in cui credo Lei non abbia mai prestato servizio in qualità di devoto suddito di Sua Maestà britannica.”

La reprimenda era espressa con un tono di voce calmo ma deciso e pronunciata con una flemma che faceva somigliare l’Anthony Hopkins di “Quel che resta del giorno” ad uno scalmanato frequentatore della “LoveParade” di Berlino.

Fui ancora una volta sorpreso dal constatare la quasi maniacale attenzione ai dettagli di Archie e fui particolarmente contento di dissipare i suoi sospetti in merito al mio presunto abuso.

Caro Archibald – risposi umettando ancora una volta le labbra con l’ambrato liquore – i tuoi quotidiani insegnamenti avrebbero impedito a chiunque di compiere un così grossolano errore. Come forse ricorderai ho servito la mia italica Patria nel 6° battaglione “Trasimeno” del Genio Pionieri , corpo militare non meno onusto di gloria di quello da te citato; in occasione di una esercitazione congiunta di forze del patto atlantico ho avuto l’occasione di operare insieme ai colleghi inglesi, che hanno voluto onorarmi della loro amicizia e stima regalandomi questa cravatta in ricordo della visita compiuta in quel frangente da HRH il Duca di Gloucester KG GCVO. Spero quindi che converrai con me sulla mia piena titolarità ad indossare questo capo di così squisita fattura; come si suol dire, “A Madonna sape a ‘cci porta l’orecchine!”“.

Avevo strafato e me ne ero reso conto ancora una volta troppo tardi, lo sguardo di Archibald esprimeva il titanico sforzo compiuto dal suo cervello per capire cosa c’entrassero i genieri con la madre del Cristo e gli orecchini con le cravatte.

Il brano musicale era giunto al termine e la curiosità dell’allampanato butler meritava soddisfazione, gli chiesi quindi di seguirmi in biblioteca dove recuperai in men che non si dica una copia di “Miracoli, Grazie, Grazielle e grazie Arcangelo – ex-voto e devozione nel culto popolare” scritto dalla antropologa americana Jessica Kioweh (Tuxedo, 1922 – Trafitta da arma bianca durante una ripresa troppo ravvicinata dei riti misterosofici di iniziazione dei lanciatori di “grammedde” delle isole Cheradi, 1977). Nel saggio citato la Kioweh, dopo aver ampiamente trattato le figure e le gerarchie di angeli, arcangeli, cherubini, serafini, troni, ecc. e la loro identificazione come tramite di collegamento tra l’uomo e la divinità nella cultura popolare, dedica una importante parte alla figura della Madonna, quale figura per certi aspetti complementare a quella angelica.

La Kioweh infatti nota acutamente come gli angeli siano una specie di “umanizzazione” dello spirito divino mentre di contro la Madonna rappresenta una “divinizzazione” della umanità; ancora mentre gli angeli, pur essendo considerati asessuati assumono sembianze (e anche nomi, nel caso degli arcangeli più popolarmente conosciuti) maschili così la Madonna, pur essendo donna, vede quasi negata la sua femminilità nel dogma della Immacolata  Concezione.

Proprio per questa sua natura fondamentalmente umana, la Madonna è stata vista da sempre come destinataria di suppliche e richieste di intercessioni verso la trinità parentale; chi meglio di lei poteva comprendere le miserie umane e cercare di portare sollievo e conforto alle moltitudini che implorano grazia per le loro sfortune, avendo dalla sua anche la lungimiranza divina che tutto sa?

Da questa posizione non poteva non discendere quindi anche una posizione privilegiata nel florilegio di proverbi ed espressioni popolari che tali caratteristiche riconoscono e commentano; “A Madonna sape a ‘ccì ha da fa a grazia”, esclamerà il pluriennale disoccupato vincitore di una lotteria che vede d’un colpo risolti per sempre i suoi problemi economici; “A Madonna sape a ‘ccì porta l’orecchine” dirà soddisfatto chi si vede finalmente promosso per i suoi meriti fino ad allora misconosciuti così come, con la stessa espressione, sarà ironicamente commentato l’arresto di faccendieri e pubblici ufficiali implicati in un giro di tangenti e bustarelle; “A Madonna se l’ha viste” sarà su un improvvisato campetto di calcio il laconico suggello al rigore segnato, concordato quale ordalia tra le due squadre per decidere se col tiro precedente il bislacco “super tele” o il ben più affidabile “super santos”  avessero o meno attraversato la linea di porta.

 
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