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mercoledý 17 luglio 2019
 
 
DA NINT'NINT' A TANT'TANT' PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Piergiorgio   
giovedý 07 ottobre 2004

All'alba di qualche giorno fa ero sul terrazzino dell'ala posta a levante nella mia modesta magione, tutto intento ad eseguire i tradizionali esercizi del "Baduanjing" quando, con perfetto tempismo, venni raggiunto al termine dell'ultima serie di esercizi dal sempiterno Archibald che, insieme ad una corroborante Raffo, mi recava i quotidiano del mattino.

L'occhio mi cadde sulla prima pagina di un foglio locale, che riportava con clamore di grancassa e titoli a nove colonne, l'annuncio dei costruendi cinque teatri che nel giro di pochi mesi arricchiranno il panorama culturale tarantino.

Non potei non paragonare le rosee prospettive future con il triste panorama attuale ed esclamai perplesso: "Ecceccos', da nint'-nint' a tant'tant'; add˛ l'honna scŔ truÓ le spettatore, l'honna fa fa' alle ceramiste a Grottaglie?!?" (Poffarbacco, si passa repenti da una situazione di estrema carenza ad una di singolare floridezza, ma dove mai troveranno gli spettatori, li faranno forse costruire dai ceramisti di Grottaglie?!?".

Come Ŕ facile immaginare, al metŔco Archie sfuggý sia il senso ultimo del mio commento che il significato intrinseco del mio dire; tersi quindi il sudore che imperlava la mia fronte e lo sollecitai a seguirmi in biblioteca.

Nel tragitto spiegai ad Archibald che la mia perplessitÓ sorgeva dalla apparente scarsitÓ di pubblico offerto dalla platea ionica, che se giÓ attualmente poco sostegno fornisce ad una sola stagione teatrale, forse difficilmente potrÓ contribuire a quintuplicare presenze e risorse.

Proseguendo nel mio discorrere giungemmo nella biblioteca e senza por tempo in mezzo recuperai il volume di rime dodecafoniche "Melodianellanotte" di Addolorata PerkŔmhela Cal˛ (Mykonos, 1921 - Complicazioni seguite all'intervento di rimozione di cisti alla salpinge con smerigliatrice orbitale operato presso il reparto di ginecologia e carpenteria metallica dell'ospedale "SS. Inzippata" di Taranto, 1978), poetessa italo-ellenica che, infatuatasi della cultura nipponica, si dedic˛ alla composizione di haiku nutrendosi esclusivamente di sushi, tofu e tempura, diventando rapidamente anoressica.

La PerkŔmhela Cal˛, a causa dello scarso ritorno economico della sua attivitÓ poetica, fece domanda di immissione nei ruoli della scuola pubblica italiana, ricevendo dopo dodici anni di attesa la sua prima nomina di insegnante supplente di materie letterarie presso l'I.T.I.S. "A. Righi" di Taranto, dove era stata preceduta dalla sua fama artistica. Con la sapida lepidezza che contraddistingue i gentiluomini tarantini, i suoi alunni accoglievano quotidianamente la docente con un mottetto vergato da mano ignota sulla lavagna dimostrando, novelli Pasquino, notevoli doti compositive. Cogliendo fior da fiore non possiamo non citare le vibranti rime di "Cuore a cuore / petto a petto/ apri le gambe / che te lo metto" (clicca sull'immagine per vederne una trascrizione trovata in via Berardi) o la sferzante "C¨ l'haiNg¨ / n˛ se facene turnise / Tin¨ Tin¨ / vŔ futte le giappunise" o ancora l'icastica "Banzai banzai /ci no Ŕ mo' Ŕ dumane / ma me la darai". Per la PerkŔmhela Cal˛, zitella per altrui scelta, il diuturno riferimento al fallimento nel campo artistico e affettivo era uno scorno troppo difficile da sopportare, tanto da sviluppare psicosomaticamente quella ciste il cui maldestro tentativo di rimozione la condusse anzitempo nel mondo dei pi¨.

Nella presentazione della citata raccolta di rime della incompresa poetessa, questa cita per l'appunto il modo di dire da me impiegato; nel commentare infatti il sonetto "Elevai al cielo virgineo canto / s'abbasci˛ u cazone, mad˛ cŔ schkanto / da nint'nint' a tanto tanto!" che celebrava una copula consumata dopo lunga astinenza con un partner pi¨ che dotato, la PerkŔmhela Cal˛ spiega le parti dialettali della poesia, chiarendo che con "da nint'nint' a tanto tanto" si usa evidenziare una situazione in cui si passi in maniera improvvia e inaspettata da una situazione di scarsitÓ ad una di sovrabbondanza di un bene/servizio.

Come in molti altri casi, il commento pu˛ anche essere ironico e verrÓ quindi citato dall'agricoltore che dopo mesi di siccitÓ veda sgomento scatenarsi temporali e acquazzoni, come dal cittadino che dopo anni di latitanza dei suoi rappresentanti presso il parlamento della Repubblica, li veda poi presenti e disponibili all'approssimarsi della tornata elettorale. Ancora il detto si presta a commentare la miriade di interventi (a volte contrastanti) tesi a recuperare la vivibilitÓ della cittÓ vecchia, come il fiorire degli stabilimenti balneari a pagamento sul litorale orientale sino a pochi anni fa praticamente tutto libero.

(Grazieassai a Vito Roberto)

Ultimo aggiornamento ( venerdý 26 novembre 2004 )
 
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