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L'ha scritt shurishuri   
martedì 12 luglio 2005
Era inevitabile che quel giorno non si sarebbe trattato di una partenza qualsiasi.
Vedevo scorrere veloci ai miei fianchi i mostri siderurgici e le raffinerie e l'ultimo scorcio del mio mare; un senso d'appartenenza più forte di qualsiasi altro: della terra, del dialetto, dei cari.
Ho il sangue salato, quel mare è parte integrante di me e ne ho sempre bevuto un piccolo sorso, perché fosse più mio. lo faccio ancora quando sono lì.
mentre le alte e taciturne gru del porto lasciavano il posto alla campagna e agli ultimi venditori di pesce, con i loro treruote lungo la strada, io guardavo davanti.
Avevo 19 anni, faceva ancora caldo, la luce era forte, come in piena estate mostrava i contrasti violenti del cielo e i suoi abbagli sul mare, ma soprattutto mostrava una strada, che era sempre la stessa, ma percorsa da nuovi sentimenti. tutta quella luce mi distraeva, non mi faceva sentire il retrogusto ingannevole e indispensabile di quel viaggio. stavo lasciando la mia terra e non me ne rendevo conto. in fondo ci posso andare più o meno quando voglio, mi dicevo, è sempre lì… ma io no.
dal giorno dopo vivevo nella pianura padana, c'era un caldo diverso, mancava l'aria, una sensazione strana, non riuscivo a capire cosa fosse.
giravo per la città in lungo e in largo, a piedi, in bicicletta, in autobus. ero attratto da tutti quei posti nuovi, da tutti quei giovani, in fondo mi eccitava l'idea di vivere da solo in un posto così, chi non si sarebbe eccitato a quell'età a Bologna!
eppure c'era qualcosa di strano, il magone era dato da una mancanza, non certo dalle troppe novità; non era la mia famiglia o la mia casa, non era "lei" e neanche i miei amici. avevo elementi a sufficienza per distrarmi da tutto questo; ma cos'era allora?
non ci arrivai subito, passarono dei mesi e quando per Natale tornai a casa mi fu tutto finalmente più chiaro.
l'ho capito appena l'ho visto, appena ho rivisto l'orizzonte con cui sono cresciuto, dal mio primo giorno di vita. quello è dritto e lungo e divide il mare dal cielo, beh ma certo, è ovvio, è l'orizzonte! che c'è di strano?! è solo l'orizzonte!
ma ecco che, ingenuo, capisco la mia meraviglia: nella pianura padana, a bologna, non c'è l'orizzonte... perché non c'è mare che tocca cielo! e anche il cielo è un altro.
che non ci fosse il mare lo sapevo già, ma dell'orizzonte nessuno me ne aveva parlato e sì che non si tratta di una cosa da niente!
le persone che sono cresciute guardando l'orizzonte devono necessariamente essere un po' diverse da chi è cresciuto senza, forse sanno sognare un po' di più, forse sono più umili con il mondo, perché hanno sempre avuto davanti il concetto inarrivabile di infinito che i colli e le montagne, con tutta la loro imponente forza e il loro indiscusso fascino, non potranno mai neanche ricordare.
da allora, ad ogni occasione sono partito per rimettermi in equilibrio con i miei riferimenti senza aver avuto però mai la pretesa di eliminare il problema all'origine, tornando sui miei passi.
perché se ho scelto di tradire il mare, io che l'amo, c'era un motivo.
è una questione di cultura, ma non si tratta di libri o titoli, per carità, no. si tratta di cosa pensa la gente e di come si comporta: ignoranza, maleducazione, opportunismo e apatia sono ciò che mi resta tutt'ora della gente che abita a Taranto, dove sono nato e cresciuto, che è un posto bellissimo.
ma ho conosciuto anche altre persone, lontane da quegli insopportabili difetti, che sono rimaste lì; sono persone straordinarie, che vorrei vedere ogni giorno ed essere un loro amico sincero, tanto mi piacciono.
fino a non molto tempo fa avrei detto che non è sufficiente, che forse non ero ancora abbastanza forte da tornare e cominciare una crociata contro lo stagnarsi e il riprodursi incontrollato e irresponsabile di antichi bigotti e nuovi modaioli cafoni, che sebbene non siano la totalità, ahimè, restano una radicata maggioranza.
io sono tutt'ora in torto perché da lontano guardo e critico, senza fare niente per modificare la realtà che sto criticando; ma non smetto comunque di sognare il giorno in cui magari anch'io sarò di nuovo a casa e non avrò troppo bisogno di criticare.
non voglio smettere di immaginare la mia meravigliosa città piena di bella gente, dallo sguardo intelligente, che sa fare qualcosa di più che scegliere solo il più giusto abbinamento di scarpa e cintura o comprare tutte le cose più di tendenza, che non limiti il proprio panorama musicale alle discoteche del venerdì e del sabato sera, che non resti superficiale, che vada a fondo alle cose, che ne carpisca il senso vero e profondo, che sia sensibile alle diversità e da queste apprenda come crescere e diventare migliore.
ora sento cambiare qualcosa, sento delle forze attrattive che mi indirizzano verso lo jonio; gran parte di queste forze partono dall'interno, dalla voglia di migliorare quella terra e quel mare che già per troppo tempo ho trascurato. certi strani e nuovi pensieri si affacciano sul davanzale delle mie ansie da emigrato, vedo in lontananza alcune scintille di speranza, altri accaniti sognatori che, un po' per volta, costruiscono piccole barche con cui attraversano i flutti impetuosi dell'indifferenza e talvolta si incontrano e insieme progettano una barca più grande in modo da essere più forti e più sicuri. ecco, il pensiero nuovo è quello di unirmi a loro, di arrivare anch'io con la mia onirica deriva in mezzo ai due mari, a cercare gli altri marinai e unirmi a loro. pensavo che se ci fosse la possibilità - e non mi sento di escludere completamente l'ipotesi - di trovare un lavoro dignitoso, potrei tornare veramente e se così facessero anche gli altri… se così facessero anche gli altri verrebbe drasticamente ridimensionato quel gap; se tutti tornassimo con la voglia di amare e di progettare e di realizzare, se tutti tornassimo per migliorare noi stessi e il posto che ci ha dato i natali e che ormai sembra solo ospitarci, forse si starebbe veramente meglio, forse diminuirebbero i provincialismi e i favoritismi, forse nessun commerciante pagherebbe più il pizzo, forse si lavorerebbe onestamente e mai più a nero, forse si rispetterebbe di più la natura, gli anziani e i sognatori.

luca, la qualità della vita...
Ultimo aggiornamento ( martedì 12 luglio 2005 )
 
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