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A CC SI CUERCHE CU LI PICCINNE, A MATINA SI JACCHIA CACATE PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Usinnache   
venerd 12 maggio 2006
Mi accingevo ad abbandonare la mia “Jacuzzi extra deluxe” dopo aver piacevolmente goduto di un corroborante bagno denso di aromi speziati, quando colsi in sottofondo il borbottio di Archibald che prelevava lo smoking di Caraceni dalla poltrona dove lo avevo poggiato una volta di ritorno dalla minimicroconvenscion che mi aveva visto godere della compagnia di alcuni tra i più pregiati membri dell’elitario club di www.tarantonostra.com a cui mi onoro di appartenere.
Richiestogli il motivo del suo disappunto, il canuto maggiordomo mi fece notare tutta una serie di pieghe e stropicciamenti che violavano l’immacolata distesa della eburnea camicia e la tagliente piega dei corvini pantaloni; una condizione assolutamente inaccettabile da parte dell’anziano figlio di Albione, dotato di un concetto di eleganza così intransigente che avrebbe avuto qualcosa da obbiettare finanche a Lord Brummel.
Risposi alla sua velata accusa di trasandatezza mettendolo a parte della mia piacevolissima serata trascorsa in un luogo di ritrovo giovanile assai frequentato, addebitando il pessimo stato del mio abbigliamento alle notevoli sollecitazioni subite durante i ripetuti tentativi di fendere la calca compatta per raggiungere l’ingresso, il bar e finanche l’uscita affermando infine, a mia parziale discolpa che <<A ccì si cuerche cu li piccinne, a matina si jacchia cacate e pisciate>> (Chi si corica insieme ai bambini, la mattina si ritrova lordato da feci e urina).

 Il vecchio Archie sbarrò gli occhi, credo che per un attimo lo abbia sfiorato la terrorizzante ipotesi che gli abiti che avevo indossato recassero addirittura le tracce organiche di un bebisitteraggio d’emergenza, e così, per l’ennesima volta mi ritrovai ad illustrare al mio segaligno collaboratore un’altra arguta sfaccettatura della saggezza popolare dei figli di Falanto.

Per adempiere al meglio a questo compito, ritenni opportuno consultare il manuale di puericultura “Mazze e Panelle fanne i figghjie belle”, compilato con inarrivabile perizia dallo psicoterapeuta infantile di origine giapponese  Suaumuse Motudoke  (Tanabe, 1934 – Disperso nella pineta di Cimino durante le riprese del film “The Mbaram Vito Project”, 1987).

Nell’opera citata il Suaumuse Motudoke ricorda come capiti spesso che i genitori accolgano nel loro letto i figli neonati, oggi per soverchia preoccupazione, un tempo per conclamata mancanza di altri giacigli che non quello coniugale.
I fantolini sono solitamente tanto diversi nell’aspetto quanto simili tra loro in alcune caratteristiche quali scambiare il giorno con la notte e di conseguenza dormire alla luce del sole per poi vegliare a quella della luna, mangiare quantità tali di cibo da suscitare spontanea la domanda del dove andrà a finire tutta quella roba, produrre quantità industriali di cacca che hanno l’unico vantaggio di rispondere alla domanda precedente.
Ed è proprio su questa ultima caratteristica che si sofferma il Suaumuse Motudoke, ricordando che quando la tecnologia del pannolini usa e getta non aveva raggiunto i vertici di raffinatezza che oggi tutti possiamo apprezzare, non era infrequente che, a causa della scarsa tenuta dei bordi e della copiosa produzione, buona parte della “graziadiddio” prodotta dall’infante straripasse dalle mutandine spargendosi per ogni dove. La cosa era ancora più subdola perché la dieta dei primi mesi di vita è sostanzialmente lattea e di conseguenza le copiose emissioni hanno una consistenza gelatiniforme quando con proprio liquida, particolare che contribuisce in maniera determinante al loro incontenibile spargimento.
Stante quanto sopra, e la frequenza con cui i giovani virgulti mondano il loro tratto ileo-cecale, era quasi certo che chiunque avesse la ventura di trascorrere la notte al loro fianco, la mattina recasse inconfutabili tracce della avvenuta tracimazione.
In senso allegorico il detto viene quindi usato per evidenziare la praticamente certa spiacevole conseguenza di un atto compiuto in maniera improvvida o dissennata, con particolare attenzione alla frequentazione di persone che avrebbero una qualche difficoltà ad essere ammesse nel consiglio direttivo del Rotary Club o di luoghi di ritrovo e/o pubblico spettacolo la cui assenza dalle guide edite a cura della Michelin o del Touring Club non può in tutta onestà addebitarsi a pregiudizi o malevoli preconcetti.
L’espressione è quindi di uso comune nel commentare le doglianze per le tracce olfattive tenacemente abbarbicate al maglioncino di cashmere con cui abbiamo varcato l’ingresso di alcune delle più note pizzerie della nostra città, così come esprime scarsa commiserazione al conoscente che ci mette a parte che il figlio, inviato grazie a mille sacrifici nel nostro capoluogo regionale a frequentare la locale facoltà universitaria di architettura, usi oramai colloquiare anche tra le domestiche mura che lo videro fanciullo sostituendo tutte le “a” con la “e”, in una grottesca quanto inconsapevole parodia del Lino Banfi che fu.

Ultimo aggiornamento ( luned 15 maggio 2006 )
 
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