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Il tempo delle mazzate e le mazzate del tempo PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Capadiciuccio   
gioved 22 febbraio 2007

Giocavamo a pallone, allora. Freneticamente, convulsamente , da dodicenni.

Il campetto di fronte al muraglione, sbarre verdi arrugginite, fanghiglia per terra.

Per noi il “campetto”. Non sapevamo allora che quelle era la gloriosa “Piazza d’ armi”, dove era nato il Calcio a Taranto. Non sapevamo di Audace e di Pro-Patria. Le mamme alle finestre, ci chiamavano all’ ora di cena. Mi ricordo una signora sarda che chiamava i 6 figli per nome, uno per uno " Paulu..... Carlu...... Pietru........ Riccardu........Giovannu........Lucu..............E' prontuuuuuuuuuuu.........."E noi tardavamo nell’ ultimo scambio, nell’ ultimo palleggio, nell’ ultimo golletto in fuorigioco 

Scambi veloci . Azzognate ferocissime (grande azzognatore, il piccolo Capadiciuccio; anni dopo , trentenne rugbista in gran forme fisica ruppe perone e tibia al quarantacinquenne  Anastuzzo, che al Lido di Venezia aveva fatto lo sprudente in un dribbling di sabbia da partitella , dopo averlo apostrofato per un falletto  “Bello, io sono Pietro Anastasi, non so se ricordi…." si ricordò lui, e molto bene …….). Insulti alle madri, ginocchia di sangue  e sputi sulle magliette.

Fuori ci aspettavano. Ragazzi meno fortunati di noi, le facce senza denti di sempre delle strade di Tarantooltrevviaccuggini , che ci invidiavano il campo, attendevano come iene sulle carcasse. Aspettavano. Se il pallone andava fuori facevano due cose: o tiravano fuori la molla e lo schiattavano davanti a noi, impotenti e separati dalle sbarre (quanti supertele sventrati piange il cimitero sepolto di via Pitagorainfondoalmuraglione) oppure lo prendevano, facevano il gesto di fotterlo e..... lo fottevano veramente……

Partivano di corsa col pallone sottobraccio , dopo uno sfottò che finiva con l’ inizio della corsa. Noi (i più coraggiosi di noi, i piccoli 6 sardi dietro di me con la pattada in tasca - sembravamo i sette nani -  gli altri impietriti nel loro sguardo eterno di figlidipapà) dovevamo passare da un pertugietto segreto  sotto le sbarre verdi arrugginite ed inseguire. Da viadipalmainfondo a perdifiato, per via Leonida, via Cugini, Via Battisti, via Mazzini. Quante mazzate ho pigliato (quando li pigliavo !).

Una volta ne afferrai uno per la maglietta e gli fui addosso gridando “E mo cià fa, ricccchhioooo’” . Mi presero in tre o quattro da dietro e fu un pagliatone memorabile. Tornai a casa con la maglia a brandelli e il sangue che usciva a fiotti sotto l’ occhio e dalla bocca……

Però quel tempo è finito per sempre. Quando ripasso di là e vedo quel campetto silenzioso, prendo in faccia le mazzate del tempo, piuttosto ….

 
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