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U' Lupenarie PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Pepp' Nest   
domenica 04 marzo 2007
Ieri sera, dopo aver letto lo straordinario contributo della nostra favolosa Carmela a Jatta, probabilmente sono rimasto un po'coinvolto ed ho deciso di assistere all'eclissi, certo del fatto che mi avrebbe fatto molto piu' effetto del festival in corso.
L’eclissi che ho visto stanotte, anche se di spruscio, perche’ purtroppo nell’emisfero inferiore dell’Africa non si e’ potuto godere bene come in Italia,  mi ha fatto tornare alla mente qualcosa che mi e’ accaduto tanti anni fa e come al solito ve lo voglio raccontare.

Direi che i quattro componenti del mio gruppetto di amici faceva parte di quei ragazzi molto intraprendenti, cioe’ del tipo che se prendevano una iniziativa, qualsiasi fosse, la portavano a termine.

Alle spalle delle nostre abitazioni, c’era campagna, attraversandola si giungeva alla linea ferroviaria, da li’ si poteva procedere per raggiungere il fiume Galeso o la pineta del Mar Piccolo.

Questi posti erano meta dei nostri filoni scolastici, ma tutto cio’ accadeva di giorno, quando la campagna stessa era meravigliosamente fiorita e, nei periodi giusti, stupendamente gialla per via delle colture di grano e puntini rossi dei papaveri, punteggiata da enormi alberi d’ulivo, mentre quando si arrivava alla linea ferroviaria, la stessa era come se formasse un viale alberato di salici altissimi … ma questa e’ un’altra storia.

Piu’ di qualcuno giurava di aver visto un uomo che si aggirava di notte per questa campagna e lo aveva dichiarato “lupinario”.

Lo avevano visto uscire di casa a tarda notte, addentrarsi nella campagna e talvolta lo avevano visto correre come un furibondo, come se inseguisse qualcuno o se qualcuno lo inseguisse

Il poveraccio, che conoscevamo benissimo, era un uomo sulla cinquantina, non molto bello d’aspetto e, probabilmente, il suo cervello aveva un modo tutto suo di funzionare.

Noi, ragazzi scapestrati e senza rispetto,  quasi per scommessa, decidemmo di fargli uno scherzo, approfittando proprio il periodo della Luna piena.
Ci procurammo un paio di maschere di gomma, erano delle novita’ utilizzate a carnevale di quell’anno dai nostri compagni di scuola che si potevano permetter di comprarle.  Una raffigurava il mostro di Wallensthein (non so se ho scritto bene) ed un’altra un teschio.

Quella notte, appostati nella macchina di mio padre con la scusa di ascoltare musica, vedemmo passare l’uomo, che camminava quasi spedito a testa bassa, come se sapesse dove andare.  Non nascondo che faceva paura un bel po’, … faceva paura di giorno … figuratevi di notte.

Uscimmo dalla macchina e ci appostammo dietro la baracca di Vincenzo, un chiosco che vendeva ogniccosa, (chi e’ del Rione Tamburi sa di cosa parlo)  …  restammo li ad aspettare per un bel po’ di tempo.  Si era creata una atmosfera assurda, avevamo paura addirittura nel metterci le maschere e guardarci a vicenda, tanto eravamo spaventati da quello che stavamo per fare, … una cazzata, una vera e propria cazzata.

Il cielo era terso, la luna piena illuminava tutto intorno aiutata dalla scarsa luminosita’ di qualche lampione,  cio’ dava un impressione al posto ancora piu’ allucinante, tuttavia non riusciva a coprire il rossore dell’industria a pieno ritmo che illuminava gran parte del cielo stesso.

Quando sentimmo nitidamente i passi dell’uomo sul selciato, infilammo le maschere, mentre due di noi tirarono sulla testa le magliette. Lo avevamo provato piu’ volte e quindi non potevamo sbagliare.

Lui giro’ l’angolo della via Archimede su via De’ Amicis, appena giunto davanti alla baracca di Vincenzo gli schizzammo davanti saltellando ed urlando come forsennati, consapevoli che quelle urla le emettevamo piu’ per esorcizzare la nostra paura che per spaventare lui.

L’uomo non tentenno’ nemmeno, anzi imperterrito continuo’ a camminare senza neanche rallentare … improvvisamente e simultaneamente ci zittimmo facendo tornare il posto nell’irreale silenzio assoluto, dove si udiva solo il rumore dei suoi passi.

Appena ci oltrepasso’ sentimmo la sua voce roca e tenebrosa dire:
 
Ma a’ ci’ cazze vulite fa’ pigghija’ paure … STRUNZE!!

pepp’
 
< Vid quidd d'apprim.   Vid 'nnotre. >
 
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