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domenica 12 luglio 2020
 
 
PAT METHENY PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Silvio "gralsi"   
domenica 05 agosto 2007
 Pat Metheny classe 1954 nato nel Missouri,  è un artista che appartiene alla categoria “ non parlate di me… ma ascoltatemi!” - Stateve’ citt’ e sintitem’ sane.  Un artista che , pur non odiandoli,  non ama i riflettori della ribalta – non ama sentirsi  come “nu’ ciucce ‘minze le suène”…
Discreto, schivo, mai in evidenza  è stato sin da giovane età affascinato dalla chitarra jazz, da cui ha attinto l’essenza per nutrire il suo talento,  diventandone un maestro grazie anche all’influenza dell’amico e collega vibrafonista Gary Burdon. nel suo percorso artistico, ha magistralmente “fuso” il suo genere con altri che spaziano dalla “world music” ai ritmi tipicamente brasiliani, che ha avuto modo di conoscere e di apprezzare, in un periodo della sua vita trascorso appunto in Brasile.

Definisce il suo stile chitarristico come:  < …quello che vorrebbe ascoltare lui da una chitarra! >
E lui le chitarre le fa cantare davvero, sia che usi chitarre classiche, jazz, se non addirittura chitarre-sintetizzatori,  da cui tira fuori il suo “effetto slide”  o  “effetto tromba”  -  abilità che lo contraddistingue da anni  - e  che in questo luogo virtuale… lo renderebbe  un apprezzabile  MEMBRO  del  C.d.R.  sicuramente  apprezzato dal C.d.A -
La caratteristica musicale dei suoi pezzi è quella di cominciare sempre in sordina con poche note,  ma sempre intense,  per poi crescere man mano e svilupparsi, trasformandosi in piccoli  grandi virtuosismi musicali. Una musica che entra dalle orecchie per solleticare la mente e poi scoppiare nel cuore.
Quanto ogni pezzo suonato sia per prima cosa “avvertito” e “sentito” principalmente da lui ,  lo dimostra il suo atteggiamento sul palco e il suo modo di proporsi al pubblico, sempre elegante e pacato. Infatti non balla non salta,  si muove pochissimo,  lui suona esclusivamente  la sua chitarra e lo fa seguendo principalmente  le vibrazioni  e provandone per primo emozioni e sensazioni, per poi  trasmetterle al pubblico, regalandoci insieme alle note anche le sue espressioni  di compiaciuta soddisfazione che nei suoi finali in crescendo diventa  così intensa da rasentare il godimento .
In circa 30 anni di onorata carriera,  ha suonato e pubblicato lavori, sia come solista che in collaborazione con altri artisti. Tra queste la più “vicina” a noi è l’indimenticabile tour,  purtroppo non immortalato da cd  ma solo da bootleg non ufficiali,  con  Pino Daniele.
Ma l’elenco sarebbe molto lungo quindi ne cito solo alcuni tra i più rappresentativi dei vari generi da lui esplorati: Ornette Coleman; Charlie Haden; Chick Corea; Herbie Hancock, con i quali ha interpretato jazz fino ai limiti del free; Nana Vasconcelos per le sonorità brasiliane; Jaco Pastorius per la pura “fusion”.
La maggior parte dei suoi lavori sono stati pubblicati come “Pat Metheny Group”, con Lyle Mays suo fedele tastierista, Steve Rodby al basso e Paul Wertico alla batteria, una band molto rodata    che ha saputo rendere la sua musica, tutt’altro che orecchiabile e commerciale,  ma molto piacevole e apprezzata dagli  ascoltatori,  come provano i loro numerosi concerti sempre “sold out”  -  tutto esaurito  –  ma nò piccè stè fore de cap’ ma piccè “non stonn chiù bigliett”.
Cìtte  cìtte, bell bell e chiàne chiàne…durante la sua carriera gli sono stati riconosciuti ben 17 Grammy Award, l’equivalente del premio oscar della musica, di cui 7 di questi per 7 anni consecutivi! Consiglio 3 titoli,  tre gocce scelte nel mare della sua discografia pubblicata, ma che danno l’idea della grandiosità di questo artista: Are you going with me (Travel); Last train home (Still life talking); To the end of the world (We live here). Io qui a Milano ovviamente non me li sono fatti scappare dal vivo, ma di questo ne parlerò in un’altra sede. Aprite le “recchie” a Pat e vi accorgerete che la sua passione interpretativa  farà aprire i vostri cuori!
Grazie alla Jatta!
 
< Vid quidd d'apprim.   Vid 'nnotre. >
 
Top! Top!