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gioved 19 settembre 2019
 
 
Ha fenite a scole! PDF Stampa E-mail
L'ha scritt Peppe Nesta   
marted 01 luglio 2008

 Ultimo giorno di scuola, tutti in abbigliamento estivo, ormai con la calura  al massimo, quasi insopportabile, ma bisognava essere presenti fino all’ultimo giorno, era importante sia per il rispetto che si portava per gli insegnanti che per la paura di beccare qualche punizione a casa.
Comunque inevitabilmente qualche buontempone, armato di pistoletta di gomma, schizzava acqua bagnando i compagni, finché l’insegnante non gliela sequestrava.
Poi all’uscita innanzitutto si salutavano i grandi, poi si cercava con lo sguardo la ragazzina del cuore, quella che ti faceva sognare,  poi ci si salutava tutti con un bell’arrivederci a Ottobre … si proprio così, …  la scuola cominciava il primo Ottobre.

Poi di corsa a casa, a riporre libri e quaderni sugli scaffali e finalmente la libertà totale … o quasi.
Pranzo più fresco che mai con una buonissima insalatona di riso con olive tonno e patate lesse, e finalmente giù per strada con il pallone Supertele sotto i piedi ad organizzare la prima sfida estiva contro i ragazzini delle vie adiacenti a quella di casa.
E così fino all’imbrunire, con quella palla a “cuculine” che sbandava al minimo soffio di vento a cercar di mantenere la conta dei goal fatti e subiti.
I presunti capitani componevano le squadre, si faceva il tiro a sorte con le dita e si sceglievano i migliori, mentre quelli più scapocchioni solitamente erano gli ultimi ad esser scelti, poi il solito cicciobomba che veniva scelto come portiere completava le squadre, massimo cinque o sei  giocatori per gruppo.
Accadeva proprio così … i due capitani siglavano:  "tirame ù tuecche, ‘a ci avene scacchie apprime. Tocca ‘a mè scacchià! Allore … Mimine, e tu?  je Ruggere e tu? .. je Aldine, … e je Necole, … je Pepp’, Vicinze!  Cicce … Mechele, … Tummase,  Biaggine, … Franghe … Giuanne  … "
"Mena mè, palla a cendre e accumenzame, facime a dece goal … e po’ vedime! …"
Si giocava a numero di goal, non a tempo, si poteva giocare a dieci o a venti goal a partita.
E lì ore ed ore a giocare sfide dietro sfide … tornei da quattro o cinque squadre … una più forte, l’altra meno,  tanti ragazzini fragorosi a tifare un po’ per una ed un po’ per l’altra. Ma quanti erano? … quanti …
Sui marciapiedi adiacenti ai presunti campi di calcio, gruppi di ragazzine che organizzavano anche loro i propri giochi, la campana, la palla avvelenata, il tocco … che tempi, ci si divertiva davvero con pochissimo.
Le mamme affannate dalle faccende domestiche, ogni tanto si affacciavano sui balconi a sedare gli animi dei più focosi attaccabrighe, … le sorelle più grandi in casa con le radio ad alto volume ad ascoltare l’ultima di Gianni Morandi o quella di Massimo Ranieri o dei Camaleonti … con i fidanzatini all’angolo che, facendo finta di guardare le partite di calcio dei mocciosi, aspettavano l’occasione di vedere la propria bella affacciarsi al balcone, o che con qualche scusa scendesse a comprare … il latte.
Quando ormai il buio avvolgeva tutto era ormai ora di rientrare, le voci delle mamme che richiamavano i propri figli, … bastava un grido e tutti via, si finiva così nel nulla, rimandando tutto al giorno seguente … la prima voce era: "mena bbell’ mè … Caroselle stè accumenze … orariooo!"
Il trucco delle mamme era quello di anticipare un po’ i tempi, cioè qualche minuto prima che cominciasse Carosello, poiché li aspettava una bella doccia fresca … fresca perché d’estate non si accendeva lo scaldabagni … s’aveva sparagnà!
Poi dalle finestre spalancate si udiva solo qualche grido di bambino che esclamava alla sorella maggiore: "meeee stutele ‘a radie mò … ca stè accumenze Caroselle!"

pepp’nest

 
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