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luned 27 maggio 2019
 
 
T'AGGHIE CHIAMATE A COPPE E TE NE JISSE A BASTONE! PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carlo "U Sinnache"   
gioved 18 settembre 2008
 Durante un piovoso pomeriggio domenicale, dopo aver controllato le quotazioni della borsa di Hong Kong e volendo evitare di assistere al pietoso spettacolo delle trasmissioni-fiume propinate dalle maggiori reti televisive col neanche tanto nascosto scopo di decerebralizzare gli incauti spettatori, mi decisi a sistemare in ordine cronologico la mia pluriennale collezione di “Cronaca Vera”, noto periodico di cultura, politica e attualità. Mi diressi quindi verso la mia biblioteca chiedendo ad Archibald, il mio manager domestico di origine anglosassone, di portarmi uno “scann’tidd” per poter agevolmente raggiungere i ripiani più alti della libreria.

Con grave disappunto notai però che ero stato frainteso, poiché lo trovai ad attendermi con uno scanner acquistato presso la nota catena di supermercati Tidy, prodotto in sé ottimo, ma assolutamente inadatto alla mia bisogna di quel momento.

Assai contrariato lo apostrofai esclamando << T'AGGHIE CHIAMATE  A COPPE E TE NE JISSE A BASTONE !?!>> (Ti ho chiesto di giocare una carta di coppe e tu mi lanci una carta di bastoni) salvo ricordarmi dopo un istante quanto il significato della frase fosse criptico per il mio fedele collaboratore e seduta stante mi ausiliai dell’augusto glottologo spagnolo Francisco Pizarrone (Trujillo, 1475 - leptospirosi fulminante contratta durante la traversata a nuoto del fiume Tara, 1541), autore del ponderoso volume intitolato "Il tressette come strumento semantico per la interpretazione ontologica dell'aspetto metafisico nella psicopatologia comportamentale del popolano tarantino" che raccoglie i risultati di più di trent’anni di ricerche svolte nei più rinomati casinò della nostra città per i tipi della Modiano & Dal Negro Editore, che fornisce del motto la precisa esegesi di seguito riassunta.

<<E’ noto quanta importanza hanno nella vita sociale del gentiluomo tarantino i giochi di carte in genere ed il tressette in particolare, gioco questo che alcuni vorrebbero addirittura superiore al troppo aristocratico bridge.

Come tutti sanno il tressette classico vede affrontarsi due coppie di giocatori, solitamente disposte intorno ad un tavolo in maniera che i due compagni siano di fronte ed abbiano ai lati i due componenti della coppia avversaria.

Nel gioco del tressette è fondamentale, oltre ad una certa dose di fortuna, anche una buona memoria per ricordare le carte già giocate ed una ottima capacità logica-deduttiva per poter ipotizzare, in base allo scarto, le carte ancora in mano agli avversari ed al proprio compagno.

Altra dote indispensabile è senz’altro il massimo affiatamento dei compagni che comunicano tra loro con una serie di segni e gesti noti solo a loro; è quindi comprensibile la stizza di un giocatore che segnala al suo partner di giocare una carta di coppe e lo vede invece calare una carta di bastoni, compromettendo gravemente la vittoriosa conclusione della partita.

Dal tavolo da gioco l’espressione in esame è entrata a far parte della vita di tutti i giorni e vale ad esprimere il disappunto dovuto al mancato soddisfacimento di una precisa richiesta causata da una incomprensione, quasi sempre in buona fede, da parte di colui che la nostra desiderata doveva esaudire.

<<T'aveve chieste di purtà na cascia di Raffo e tu 'nnusce nu cartone de Sprait, e ccè facime, ije te chiame a coppe e tu te ne jiss a bastone ?!? >> (Ti avevo chiesto di portare una cassa di Raffo e tu mi consegni un cartone di Sprite, e che facciamo, ti chiamo a coppe e tu cali una carta di bastoni ?!?).

Non è casuale neanche la scelta dei semi delle carte; infatti le coppe richieste simboleggiano il piacere fisico in maniera sia esplicita (in quanto contenitori di bevande che spesso contornano le allegre riunioni conviviali) che allusiva, rimandando all’organo genitale femminile, “coppa del piacere” per antonomasia.

In contrasto alle coppe vi sono i bastoni, sgraditi sia come esplicito veicolo e mezzo di percosse che come simbolo fallico, ovviamente poco apprezzato dai virili partecipanti alla tenzone.

Esclusi sono sia i denari, a significare ancora una volta la stoica superiorità del tarantino ai beni materiali, e le spade, che accentuano il doppio significato attribuibile ai bastoni.

 
< Vid quidd d'apprim.   Vid 'nnotre. >
 
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