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venerdý 22 novembre 2019
 
 
noĺ mesckÓ squercele e fave PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carlo "U Sinnache"   
mercoledý 02 settembre 2009

 Ero intento alla potatura dei miei bonsai quando, preceduto da un discreto bussare, nella serra entrò Archibald, il britannico supervisore dell’operato del personale di servizio della mia umile dimora che, con aria afflitta e contrita mi informava che il nostro fornitore di prodotti ittici non disponeva di cozze fresche, chiedendo quindi il permesso di utilizzare per la preparazione del pranzo una confezione di frutti di mare surgelati.

Lo invitai a desistere guardandolo con occhio sprezzante e sibilando: "NNO MESCKA’ SQUERCELE E FAVE!" (Non confondere insieme bucce vuote e fave).


La sua espressione perplessa mi confermò per l’ennesima volta quanto al mio fedele maggiordomo sfuggissero le sottigliezze del nostro dialetto e così gli spiegai che lo “squercele" è la pellicola esterna che ricopre il seme della fava secca e che viene rotto tramite martello o pietra per estrarre appunto il seme della fava da utilizzare per scopi gastronomici.


Se quindi lo squercele e la fava non ancora pulita hanno lo stesso aspetto, questi però differiscono notevolmente nella sostanza.

L’espressione è quindi un invito a non fidarsi delle apparenze ponendo la giusta attenzione nella scelta tra due o più beni e/o servizi ingannevolmente simili o anche, al contrario, a non fare di ogni erba un fascio nel giudicare superficialmente cose, persone o situazioni.


Cesare Rummati (Torino, 1902 - vasta ecchimosi causata da un colpo di livoria durante la finale del campionato mondiale disputato presso lo “Yankee Stadium” di San Francisco, 1976) già amministratore delegato della F.J.A.T. (Fabbrica Jacche e Ami Taranto) e filologo dilettante, ricorda il detto in una lettera al suo collega Luca Cordero di Montemesola, evidenziando che la citazione di un prodotto agricolo denuncia la scarsa dimestichezza con i frutti della terra del tarantino, che infatti non si sognerebbe mai di dire "Nnò mesckà tracine e gobbione!", dando per scontata la capacità di distinguere le due specie ittiche da parte dell’interlocutore.

 
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