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Pesce PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carlo "U Sinnache"   
mercoledý 20 gennaio 2010

 Uno dei termini che più frequentemente si odono pronunciare in via Garibaldi è senz’altro il sostantivo PESCE, sia per indicare genericamente un animale acquatico vertebrato, fornito di pinne e con corpo spesso rivestito di scaglie, respirazione branchiale e scheletro osseo e cartilagineo che come espressione dialettale che individua l’organo genitale femminile.

A differenza di altre regioni meridionali (tipicamente la Campania) dove con pesce si intende l’organo maschile (principalmente per via della forma oblunga) a Taranto con “pesce” si definisce invece la vagina, termine solitamente impiegato in frasi offensive insieme alla citazione di un grado di parentela femminile del destinatario dell’imprecazione (U pesc’ d’mam’t - U pesc’ d’sord).

L’origine del detto viene attribuita dal letterato francese Valery Baschcavinne (Nizza, 1883 - Tentativo di salire al volo sul rapido Villa Castelli - Castelpusterlengo presso la stazione di Nasisi scalo, 1952) al particolare odore delle pudenda delle zilate locali, causato del contemporaneo effetto delle scarse abluzioni e dell’elevata temperatura dovuta al clima torrido, che ricorda da vicino quello del prodotto ittico in esposizione nelle pescherie locali.

Più sottile l’interpretazione del coreano Ha Wue Moh (Seul, 1902 - tamponamento a catena di windsurf al Tramontone durante il XXVII° Memorial “Francisque la Scourze” , 1989) che associa la difficoltà di afferrare un pesce alla rarità delle occasioni in cui i gentiluomini tarantini hanno occasione di “toccare con mano” il loro oscuro oggetto del desiderio, a causa della nota ritrosia delle pulzelle locali nel concedere le loro grazie prima di contrarre il sacro vincolo coniugale.

Il termine "pesce" è stato universalmente diffuso dalla famosa canzone che recita "Abbasc'a Marina s venn'u pesce/e ste Cummà Maria ca su stè cresce" dove la prima strofa sembra richiamare il mercato ittico nella zona del porto, mentre la seconda vira decisamente nell'indicare che in detta zona Comare Maria praticava la prostituzione e non, come qualche ingenuo pensa, una sorta di primitiva acquacultura.

Il semiologo giapponese Morij Kojfungy (Habashiri, 1932 - ustioni riportate a causa dell’accensione della notevole flatulenza emessa durante l’accensione della rituale “pira di San Ciro” in Grottaglie, 1987) traccia un’interessante confronto tra “pesce” e “piccione”; Mentre col primo termine si definisce, come detto, l’organo femminile in senso strettamente anatomico, il secondo indica, con arguta sineddoche, la parte per il tutto, volendo indicare sia la vagina vera e propria che una bella donna nella sua completa fisicità (si legga in proposito quanto riportato in altro capitolo della presente opera ).

Importante notazione va però fatta nel caso in cui si scenda nel particolare; ovvero, mentre il generico “pesce” è sempre rivolto all’organo femminile, razze specifiche, tipicamente allungate e spesso di notevoli proporzioni, vengono citate come sinonimi dell’organo maschile; Tra gli esempi più comuni segnaliamo il “gruenco”, il “traulo” ed il celeberrimo “Cefalo a nu uecchie” (cefalo ad un occhio) animale immaginario in cui l’unica cavità oculare è rappresentata dal meato alla sommità del glande.

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 20 gennaio 2010 )
 
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