Home arrow Lingua arrow Esercizi arrow T'agghia 'mparÓ e t'agghia a perdere
mercoledý 13 novembre 2019
 
 
T'agghia 'mparÓ e t'agghia a perdere PDF Stampa E-mail
L'ha scritt carlo "U Sinnache"   
mercoledý 29 settembre 2010

Dopo un paio d’ore di infruttuosi tentativi di spiegare le regole base della pirobazia per poter consentire ad Archibald - il gentiluomo da camera 25 ore al giorno attento a soddisfare ogni mio desiderio – di camminare indenne sulle spiaggie joniche dopo i vari falò della notte di Ferragosto, ho esclamato deluso: “T’AGGHIA ‘MPARA’ E T’AGGHIA PERDERE” (devo istruirti e ti devo perdere).

La frase è assai usata quando si voglia esprimere la dolorosa certezza che, nonostante i nostri sforzi, la persona che stiamo cercando di istruire si dimostrerà assolutamente renitente e refrattaria ad adeguare e modificare il suo discutibile comportamento.

Il noto onanista Vladimiro Nephritto Wurpy (Bussolengo, 1824 - annegamento durante il bagno di mezzanotte a ferragosto presso lo stabilimento balneare “Marechiaro”,1897) titolare della rivendita di riviste porno usate nei pressi dell’arsenale e Gran Cavaliere Togato dell’Ordine di Palma Mancina, asseriva con sicumera che l’espressione venne coniata dal filosofo peripatetico greco-napoletano Ciro Kalakkyo (Mykonos, 500 a.c. - Bar Poseidon, 420 a.c.) che così apostrofò un suo svogliato studente (tale Anassimandro Kapadiciuccjo) che durante le lezioni ambulanti del suo mentore, tenute presso i giardini del Peripato, si distraeva spesso e volentieri seguendo le giovani pulzelle che sbocciavano alla vita e che, insofferenti dei banchi del Cabrini o del Maria Pia, apprendevano i primi principi della seduzione passeggiando lungo i viali alberati.


Per dovere di completezza, vogliamo inoltre riportare una interpretazione che si discosta completamente dalla precedente e sembra sia legata alla partecipazione di una compagine tarantina al torneo di calcetto ai giochi olimpici del V sec. a.c.

Poiché al termine dei tempi supplementari le due squadre erano in parità, il titolo doveva essere assegnato dopo una serie di rigori. Il portiere tarantino Clodoveo Nosbunnà, ebbe una strana premonizione ed esclamò quasi in estasi “L’agghia parà (il rigore) e l’ama perdere (la partita)”, prevedendo lo sfavorevole esito della tenzone nonostante la sua prodezza tra i pali.

La squadra rosso-blu fu sconfitta e l’avverarsi della previsione impressionò i compagni del Nosbunnà che, bisognosi di trovare un capro espiatorio, decretarono che il loro portiere portava sfiga e lo sottoposero ad una rufola esorcistica.

 
< Vid quidd d'apprim.   Vid 'nnotre. >
 
Top! Top!