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lunedì 06 settembre 2010
 
 
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Herman Melville, "Moby Dick"
L'ha scritt carlo "usinnache"   
mercoledì 27 febbraio 2008
 E' questo uno dei romanzi più noti di tutti tempi, che gode di un successo dovuto al vigore espressivo che assurge alla potenza di un richiamo biblico con un linguaggio che, nella sua asciutta incisività, rispecchia le vicende autenticamente vissute dall'autore e, per certi aspetti, da ognuno di noi. Questo romanzo narra la storia del Capitano Auànt e della sua caccia alla Balena Bianca, colosso marino che, nel suo essere pesce assurge a simbolo metafisico della sessualità femminile, proverbialmente poco frequentata dai marinai in navigazione.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 21 marzo 2008 )
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LASCIA PERDERE, JOHNNY
L'ha scritt Annamaria "Penelope"   
lunedì 25 febbraio 2008
 Come dice il compare Thermos, la presenza dei fratelli Servillo vale già il prezzo del biglietto... Toni ci concede un'interpretazione felliniana di un musicista di provincia di scarsissimo talento e di grandi appetiti (in tutti i sensi... ), stropicciato dalla vita e dalla sofferenza di un amore non ricambiato da parte della musica; Peppe (per chi non lo sapesse, si tratta del cantante degli Avion Travel) interpreta, invece, un cantante "crooner" (penso si scriva così...), ovvero un cantante "confidenziale" che tanto andava di moda negli anni '60, dotato di una splendida voce, miope come una talpa,un po' sfortunato, legatissimo alla sua famiglia.
La vicenda ha come protagonista il giovane Jhonny, ragazzino di provincia amante della musica, che cerca di evitare il servizio militare in quanto figlio unico di madre vedova.
La musica,per lui, oltre che una passione, è anche un lavoro, un contratto, un modo per mantenere sua madre: ma è anche la scoperta di piccoli paesi che aspettano la scalcinata orchestrina di dilettanti in campagna, che suona sulla cassa armonica stonacchiando a più non posso, il mondo dei musicisti senza talento, l'incontro con chi la musica l'ha fatta ai grandi livelli, con chi, attraverso la musica, si esprime naturalmente, come fosse una seconda voce...
E' anche l'incontro con un mondo di impresari approfittatori, con possibilità improvvise di successo, e feste in luoghi vippissimi...
Ma è anche un mondo di amare delusioni e di tradimenti, nel quale non basta puntare su se stessi per far sì che la musica, oltre che una passione, diventi anche un lavoro.
Ultimo aggiornamento ( martedì 04 marzo 2008 )
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U’ câne d’à wücciarije
L'ha scritt Peppe Nesta   
venerdì 22 febbraio 2008
 La beccheria posta nel pieno centro della Via Duomo, tra Vico Pontescuro e Vico Seràfico, era meta soprattutto dei popolani più abbienti, non che ce ne fossero molti, infatti i clienti abituali, per lo più nobili e signorotti, inviavano i loro maggiordomi ad acquistare le prelibate carni che  Dunate (Donato) macellava ed esponeva sui suoi modesti banchi di legno con i pianali in marmo.
Giggine era sempre lì immobile all’ingresso del locale, all’arrivo dei clienti, dopo essere scattato quasi sull’attenti, una specie di sorriso dava l’impressione che ringhiasse, invece era il suo modo di accogliere la gente, perchè subito dopo un lieve tentennare della sua testa, come se dicesse un sì di consenso, tranquillizzava tutti al punto che più di qualcuno lo invitava a raccogliere le sue carezze, ed allora lui saltava sulle due zampe allungandosi con quelle anteriori sulle gambe del cliente come per facilitarne il compito, poi, dopo un lungo sbadiglio, quasi fosse annoiato della solita tiritera, ridiscendeva e tornava al suo posto ricomponendosi a mò di gomitolo.
Volpino, meticcio da chissà quante varie razze, bianco maculato di marrone, dal pelo lungo e la coda a ciuffo, dello stesso colore del ciuffo che aveva sotto il mento come una barbetta. Donato asseriva che al suo cane quella barbetta gli era cresciuta in vecchiaia, come a simulare la saggezza che anche un animale acquisisce nel tempo.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 25 febbraio 2008 )
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VENDRA CHIENA CANDE, E NO’ CAMMISA NOVA
L'ha scritt carlo "usinnache"   
mercoledì 13 febbraio 2008
 Sorseggiavo il tè servito da Archibald, il mio impareggiabile maggiordomo anglosassone quando questi, scusandosi per l’ardire, mi chiese di riassumere in poche parole la filosofia di vita del tarantino al fine di consentirgli una migliore comprensione del popolo che così benignamente lo aveva accolto. Pur conscio della difficoltà del compito affidatami, decisi di soddisfare la sua curiosità e ricorsi all’ausilio della encomiabile opera “Estetica come scienza della espressione e linguistica generale” di Benedetto Croce (Pescasseroli, 1866 - escoriazioni multiple a seguito di tentativo di scippo in Napoli, 1952), intellettuale a cui fu dedicato l’omonimo quartiere di Taranto ad imperitura memoria. In questo saggio il Croce conduce una approfondita analisi del “modus vivendi” del tarantino, riconoscendo in esso l’origine di concezioni filosofiche di ben più vasta diffusione e popolarità. A titolo di esempio il Croce porta il detto “VENDRA CHIENA CANDE, E NO’ CAMMISA NOVA” (Pancia piena canta, e non camicia nuova) che egli esamina gnoseologicamente affermando che da questo postulato E. Fromm trasse fondamentale ispirazione per il suo “Avere o essere”.
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Waterworld - Mondo Sommerso
L'ha scritt carlo "usinnache"   
venerdì 08 febbraio 2008
Titolo Originale: Waterworld
Genere: Azione
Formato: Panoramica a Colori
Durata: 131 - Origine: Usa

 Sull'immensa distesa d'acqua cui è ridotta la Terra, veleggia con la sua ingegnosa e possente paranza “Annuccia IV” Minguccio, un avventuriero metà uomo metà capitone che vive di baratti. Non solo deve guardarsi dai colleghi furfanti ma anche dagli abitanti delle isole Cheradi  i quali, scoperto che è un mutante, decidono di catturarlo. Sorte vuole che giungano i “Fumèche”, pirati feroci comandati dal bieco Diacono, che si spostano a bordo di gommoni a motore ed hanno la base sulla famigerata petroliera Exxon Valdez. Costoro cercano di catturare Lena, una bimba con tatuata sulla schiena una misteriosa mappa che condurrebbe alla favolosa Tàrde, la sospirata terraferma su cui si favoleggia siano ancora conservate alcune casse di Raffo.
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U' tate 'mbìse
L'ha scritt Carmela "Jatta acrest'"   
martedì 05 febbraio 2008
 L’anno scorso vi ho parlato di “Quaremma” ......e della sua “disperazione" per la morte del marito Carnevale. Anche se nel forum si respira “aria di quaresima” oggi è martedì grasso, l’ultimo giorno di Carnevale, periodo di canti, balli e gozzoviglie che si concludeva con la morte de u’ Tate e col corteo funebre che attraversava i vicoli della città vecchia, usanza raccontata e soprattutto immortalata da A.Majorano  in "Zazarèddire".
Questo era il giorno in cui i vicoli di Tarde vecchie si popolavano di tanti pupazze chiine de pezze vijecche, cu u’ sciurnale ‘mane e a pippe ‘mocche… simboleggiavano u’ Tate, ossia Carnevale il padre delle debosce, che terminavano con l'inizio della quaresima. Un fantoccio a grandezza d’uomo veniva disteso indre nu chiavute e portato in corteo sobbre nu traine.
Le maschere indispensabili per questo rito erano:
u’ miedeche … nu cristiane cu na sciammereche, u’ gibbusse (cappello a cilindro) e na mazze, che decretava la morte di carnevale dicendo: < M’avite chiamate n’ogna tarde u’ Tate à muerte, à ‘ndisate…cu nu figghiunghele de zazizze nganne à muert’affucate!> ...arrivava allora nu cristiane cu na cammisa longa, n ufazzelette vianche ‘ngape, na nocca ‘nganne (fiocco) e nu rinnale ‘mbrazze, in cui portava l’uegghie sande ….per dare l’estrema unzione a ’u Tate

Ultimo aggiornamento ( domenica 10 febbraio 2008 )
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