l'aggarbatissimo
sostantivo maschile
1) Animale acquatico vertebrato, fornito di pinne e con corpo spesso rivestito di scaglie, respirazione branchiale e scheletro osseo e cartilagineo, insomma il pesce vero e proprio.
2) Espressione dialettale che individua l'organo genitale femminile. A differenza di altre regioni meridionali (tipicamente la Campania) dove con pesce si intende l'organo maschile (principalmente per via della forma oblunga) a Taranto con "pesce" si definisce invece la vagina. Solitamente impiegato in frasi offensive insieme alla citazione di un grado di parentela femminile della vittima dell'imprecazione (U pesc d'mam't - U pesc d'sord). L'origine del detto viene attribuita dal letterato francese Valery Baschcavinne (Nizza, 1883 - Nasisi scalo 1952) al particolare odore dell'organo delle zilate locali, causato del contemporaneo effetto delle scarse abluzioni e dell'elevata temperatura dovuta al clima torrido, che ricorda da vicino quello del prodotto ittico in esposizione nelle pescherie locali. Più sottile l'interpretazione del coreano Ha Wue Mo (Seul, 1902 - Tramontone, 1989) che associa la difficoltà di afferrare un pesce alla rarità delle occasioni in cui i gentiluomini tarantini avevano occasione di "toccare con mano" il loro oscuro oggetto del desiderio, a causa della nota ritrosia delle pulzelle locali nel concedere le loro grazie prima di contrarre il sacro vincolo coniugale. Il semiologo giapponese Morij Kojfungy traccia un'interessante confronto tra i termini "pesce" e "piccione"; Mentre col primo termine si definisce, come detto, l'organo femminile in senso strettamente anatomico, il secondo indica, con arguta sineddoche, la parte per il tutto, volendo indicare sia la vagina vera e propria (il cui caldo e soffice vello ricorda il piumaggio e la forma del petto del volatile) che una bella donna nella sua completa fisicità (similmente al "fica" in italiano gergale). Importante notazione va però fatta nel caso in cui si scenda nello specifico; ovvero, mentre il generico "pesce" è sempre rivolto all'organo femminile, razze specifiche, tipicamente allungate e spesso di notevoli proporzioni, vengono citate come sinonimi dell'organo maschile. Tra gli esempi più comuni segnaliamo il "gruenco", il "traulo" ed il celeberrimo "Cefalo a nu uecchie" (cefalo ad un occhio) in cui l'unica cavità oculare è rappresentata dal meato alla sommità del glande.